Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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LA GIORNATA DELLA MEMORIA

AUTORI
Sara Grignani, classe 4 ALS
Ultima modifica: 2 anni fa

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Il 27 gennaio abbiamo celebrato la Giornata della Memoria, un momento di riflessione in memoria delle vittime dell’Olocausto. La data è stata scelta in occasione della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche liberarono i prigionieri e scoprirono la portata delle atrocità compiute.

Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2005, la Giornata della Memoria ha lo scopo di preservare la memoria storica, educare le nuove generazioni sui crimini contro l’umanità e impedire che simili atrocità possano ripetersi. La giornata è dedicata non solo alle vittime e agli ebrei, ma anche a tutte le persone perseguitate dal regime nazista: rom, disabili, omosessuali, prigionieri politici e oppositori.

La Shoah è uno degli eventi più tragici e devastanti della storia umana, un genocidio che ha portato alla morte di circa sei milioni di ebrei; ma questo capitolo oscuro della storia non è solo un fatto storico, ha avuto infatti ripercussioni profonde sulle menti, le coscienze e le filosofie del mondo occidentale, influenzando in modo significativo il pensiero filosofico, sociologico e politico del Novecento e oltre.

L’Olocausto è l’epilogo tragico delle politiche razziali del regime nazista che, sotto la guida di Adolf Hitler, miravano all’eliminazione sistematica di tutte le popolazioni che non presentavano i tratti della cosiddetta razza ariana e che erano dunque considerate inferiori. La persecuzione degli ebrei, che aveva radici profonde nell’antisemitismo europeo, si intensificò con l’ascesa del nazismo, culminando nell’adozione della “Soluzione Finale” nel 1942. Le fasi di questa “soluzione” passarono attraverso leggi discriminatorie, la segregazione degli ebrei in ghetti, la loro deportazione nei campi di concentramento e di sterminio, e infine l’eliminazione fisica e sistematica di milioni di persone.

Nel 1933 Hitler divenne cancelliere della Germania, e il regime nazista iniziò a implementare leggi razziali contro gli ebrei. Dopo l’invasione della Polonia nel 1939 e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la persecuzione si intensificò. Nel 1941 le autorità naziste iniziarono a deportare gli ebrei nei campi di sterminio. I campi più noti erano Auschwitz, Treblinka, Sobibór, Belzec, Majdanek e Chelmno, dove milioni di ebrei vennero assassinati in modo sistematico.

La “Soluzione Finale” fu un piano deliberato e scientifico per sterminare tutta la popolazione ebraica d’Europa. Le vittime non furono solo quelle che furono uccise immediatamente nelle camere a gas e nei forni crematori , ma anche quelle che morivano per fame, malattie, lavoro forzato e torture psicologiche. L’entità del genocidio si rivelò in tutta il suo orrore solo alla fine della guerra, quando gli Alleati liberarono i campi di concentramento.

Dopo l’Olocausto, il mondo si trovò di fronte a domande fondamentali sull’essere umano, sul male, sul dolore e sulla giustizia, sull’esistenza o meno di un Dio buono. Le riflessioni filosofiche e letterarie si concentrarono sulla natura della sofferenza, sull’inaudita crudeltà dell’evento e sul significato della memoria storica. La Shoah divenne un punto di svolta per la filosofia e la letteratura contemporanea, un punto di rottura e sgretolamento di quelle che erano state fino a quel momento certezze.

Una delle voci filosofiche più influenti sulla Shoah è quella di Theodor Adorno, il quale, insieme a Max Horkheimer, faceva parte della Scuola di Francoforte. Adorno, in particolare, è noto per la sua riflessione sulla barbarie che la civiltà occidentale, purtroppo, ha dimostrato di poter raggiungere. Nel suo saggio “Minima Moralia” (1951), Adorno affermava che “scrivere poesia dopo Auschwitz è barbaro”, intendendo che l’arte e la filosofia, così come erano state concepite fino ad allora, non potevano più avere lo stesso valore o significato in un mondo che aveva visto la distruzione sistematica dell’umanità.

Emmanuel Levinas, filosofo francese di origine lituana, fu profondamente segnato dall’esperienza della Shoah. Nella sua riflessione, Levinas enfatizzò l’importanza dell’etica e della responsabilità verso l’altro, come la risposta all’atrocità del genocidio. Per Levinas, l’incontro con l’altro è fondamentale per la comprensione dell’essere umano. Il suo pensiero si distacca dalla tradizione filosofica occidentale che aveva messo l’accento sulla centralità dell’Io. Levinas, al contrario, sosteneva che la vera esistenza dell’uomo si manifestasse nel riconoscimento del volto dell’altro, nella sua vulnerabilità e sofferenza. La Shoah, in quest’ottica, rappresentava un punto critico nella comprensione della responsabilità umana: un monito contro l’indifferenza e l’egoismo che permettono la violenza e l’annientamento dell’altro.

Presumo che ancora più noto sia Primo Levi, scrittore e chimico italiano. Nei suoi libri, come “Se questo è un uomo” (1947), narra la sua esperienza di prigioniero nel campo di concentramento di Auschwitz. Il suo racconto è una testimonianza non solo del dolore fisico e psicologico subito dagli ebrei, ma anche della perdita dell’umanità, del senso di dignità e di speranza in un contesto disumanizzante. La sua scrittura, diretta e tagliente, ha il merito di mostrare, con straordinaria lucidità, la realtà del campo di sterminio e di analizzare l’animo umano messo alla prova dal male assoluto. Levi ha anche riflettuto sul significato della memoria storica, sottolineando l’importanza di non dimenticare, affinché tali atrocità non possano mai più ripetersi.

Un aspetto fondamentale nel pensiero filosofico post-Shoah è la riflessione sulla memoria e sul modo in cui le generazioni  possono, e devono, affrontare l’eredità di questo tragico evento. Filosofi, storici, sociologi e scrittori si sono interrogati sul senso della memoria storica e sul pericolo della sua manipolazione o della sua perdita. La memoria dell’Olocausto non è solo una questione di documentazione storica ma un impegno etico e politico.

Il rischio di dimenticare o, peggio, di negare l’esistenza della Shoah è una preoccupazione costante per molti intellettuali. La testimonianza diretta di chi ha vissuto l’Olocausto è fondamentale, ma la sua conservazione nelle generazioni future attraverso l’educazione e la cultura è altrettanto fondamentale. I cosiddetti “negazionisti” o revisionisti storici che minimizzano o negano la realtà dell’Olocausto sono visti come una minaccia alla verità storica e alla giustizia. Pertanto, una delle sfide principali per la società contemporanea è garantire che la Shoah non venga mai dimenticata e che la sua memoria possa fungere da monito per le generazioni future.

Attualmente ci sono numerosi libri e film sull’Olocausto che sono molto utili per rendersi conto delle atrocità che milioni di persone come noi hanno subito, i primi sono composti da parole che hanno l’effetto di un pugno nello stomaco, i secondi usano immagini talvolta agghiaccianti, talvolta di una tristezza impressionante.

I libri e i film che, a mio parere, offrono molti spunti di riflessione sono:

  • Se questo è un uomo, Primo Levi
  • Il diario di Anne Frank, Anne Frank
  • Ho scelto la vita, Liliana Segre
  • La memoria rende liberi, Enrico Mentana e Liliana Segre
  • Schindler’s List
  • Il diario di Anna Frank
  • La vita è bella

Sara Grignani, classe 4 ALS

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