Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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METAL DETECTOR A SCUOLA? ECCO COSA NE PENSIAMO NOI STUDENTI DEL CARDANO

AUTORI
Tommaso Patarino, Marco Fufi, Francesco Manuli (4 BLS), Sara Grignani (5ALS)
Ultima modifica: 8 mesi fa

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Negli ultimi tempi si è parlato molto della sicurezza nelle scuole e di quanto gli studenti si sentano davvero protetti all’interno dei propri istituti. Il 19 febbraio si è verificato un nuovo episodio preoccupante: presso l’Istituto Vittorio Gassman, in zona Primavalle a Roma, un ragazzo di 14 anni ha estratto una pistola a salve puntandola contro un compagno e pronunciando la frase: “Ti sparo”.

Dopo fatti simili, il dibattito sulla sicurezza scolastica si è intensificato. In particolare, dopo il caso di La Spezia, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha proposto l’introduzione dei metal detector agli ingressi degli istituti scolastici, con l’obiettivo di prevenire episodi di violenza e garantire maggiore sicurezza a studenti e personale.

Ma cosa ne pensiamo davvero noi studenti dell’istituto G. Cardano?

Nonostante le vicende accadute recentemente, noi studenti del nostro istituto ci sentiamo al sicuro. Entriamo ogni giorno in classe con serenità e, personalmente, non ci è mai capitato di assistere a situazioni tali da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Nella scuola sono sempre presenti figure adulte – collaboratori scolastici e docenti – che vigilano sull’ordine e contribuiscono a creare un ambiente tranquillo. Anche il rapporto con gli insegnanti è fondamentale: sono disponibili, ci ascoltano e ci sostengono nei momenti di difficoltà. Questo ci fa sentire protetti.

La nostra scuola è numerosa e comprende diversi indirizzi di studio. Nonostante l’elevato numero di studenti, la convivenza è civile e pacifica, anche perché ognuno può coltivare le proprie passioni in svariati luoghi. È inevitabile che ci siano discussioni, ma non sono mai sfociate in episodi di violenza. Parlando con altri compagni, sia ragazzi che ragazze, è emerso chiaramente che nessuno si sente in pericolo all’interno dell’istituto.

In passato sono stati effettuati anche controlli da parte delle forze dell’ordine, durante i quali sono stati trovati due coltellini svizzeri. In un primo momento il fatto può sembrare allarmante, ma parlando con uno degli studenti coinvolti è emerso che l’oggetto era stato portato per stringere alcune viti della propria moto. Questo non significa sottovalutare l’accaduto, ma dimostra che non sempre il possesso di un oggetto implica l’intenzione di arrecare danno.

Per quanto riguarda l’introduzione dei metal detector, la nostra posizione è in gran parte contraria. Innanzitutto, comporterebbero un rallentamento all’ingresso: in una scuola con molti studenti si creerebbero file e ritardi, aumentando il nervosismo, soprattutto per chi arriva già dopo il suono della campanella. Inoltre, non garantirebbero una sicurezza assoluta: esistono oggetti potenzialmente pericolosi, come i coltelli in ceramica, che non verrebbero rilevati.

Soprattutto, temiamo che la scuola possa trasformarsi in un luogo eccessivamente sorvegliato, più simile a un carcere che a uno spazio educativo. La scuola dovrebbe essere un ambiente in cui si promuovono creatività, competenze e crescita personale.

Come ha affermato una nostra docente, la professoressa Lorenza Alessandri:“Le scuole sono luogo di educazione e l’educazione si fa a partire dal dialogo e non dai controlli a tappeto. Credo che in generale le forze dell’ordine dovrebbero intervenire solo se ci sono indizi a carico di qualcuno e lasciare invece le azioni di prevenzione della violenza ai professionisti dell’educazione.”                                                                                                      Ha inoltre aggiunto:“Quello che dovrebbe aumentare è l’attenzione nei confronti di studentesse e studenti, per intercettare disagio e rabbia. La violenza non arriva all’improvviso e, come scuola, non dobbiamo delegare ad un’altra istituzione il nostro compito, che è quello di educare i giovani, non limitarci a tenerli sotto controllo.”

Da una parte comprendiamo che, dopo fatti gravi, si cerchino soluzioni immediate e concrete. Sapere che vengono effettuati controlli può far sentire alcune famiglie più tranquille. Dall’altra parte, però, riteniamo che la sicurezza non dipenda solo da strumenti tecnologici, ma soprattutto dal clima che si respira nella scuola.                                                       Un ambiente sereno, basato sul rispetto reciproco, sul dialogo e sulla fiducia tra studenti e docenti, può prevenire molti conflitti prima ancora che degenerino. Per questo pensiamo che la sicurezza sia fondamentale, ma che debba essere garantita soprattutto attraverso l’educazione, la prevenzione e l’ascolto, più che tramite misure che rischiano di cambiare il significato stesso della scuola.

 Tommaso Patarino, Marco Fufi, Francesco Manuli (4 BLS), Sara Grignani (5ALS)

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