“Quel che resta degli uomini” – Sulla mascolinità
Oggi essere ragazzi è più complicato di quello che sembra; tutti noi, e dico tutti, indossiamo delle maschere. Nella società di oggi è molto difficile essere sé stessi dato che si è creato un ideale da seguire per ciò che riguarda l’essere maschi performanti; per cui, se non aderisci a quell’ideale, sei automaticamente escluso, messo da parte.
Il fatto è che “tutti” hanno paura di mostrarsi (eccetto alcuni) e forse questo fa più paura. Nessuno è vero quando sorride; fingono tutti, anche io, chi legge, tutti fingono.
L’ideale che si è creato è come un codice invisibile: ci dice come vestirci, come comportarci, e questo influisce anche sull’atteggiamento; purtroppo ciò non vale solo per i ragazzi, anche le ragazze “sostengono” questi ideali.
Parlando di ragazzi e ragazze, l’amore, per i primi si tratta di una cosa “complessissima”, che fa perdere la testa; essere innamorati è strano, perché non sai mai come potrebbe andare: se va bene magari sei felice (fino a che non finisce), se va male ti deprimi chiudendoti in te stesso. Quindi, io penso che sia meglio che le cose siano chiare sin da subito; perché se poi ci si affeziona troppo e finisce tutto, il dolore è duplice.
Oggi, ma anche ieri, nelle relazioni, pare che sia l’uomo a dover utilizzare i soldi, offrendo la cena e facendo regali, ad esempio dei vestiti costosi, e automaticamente questo porta a pensare che chi non possiede abbastanza denaro non valga nulla e non possa avere una ragazza; al contrario, chi ne possiede, può dire di avercela fatta nella vita.
Da una parte è vero che i soldi fanno la felicità, e sentirai anche dire che se non si ha abbastanza denaro non si è in grado nemmeno di gestire una relazione, ma questo è ciò che dicono gli adulti. E noi ragazzi? Per noi cos’è la felicità?
Il nostro punto di vista è differente, ci sentiamo “ricchi” anche con 50 euro in mano, capendone il loro relativo valore soltanto dopo averli spesi in cavolate.
Il fatto è che va bene offrire la cena e fare regali, permettendoci magari di ottenere qualche possibilità in più durante le prime fasi di conoscenza, ma c’è qualcosa che non potremmo mai comprare: l’amore. Offrire e regalare non vuol dire corteggiare, rimanendo più che altro una dimostrazione di importanza, quasi come per dire “io valgo” e ti posso comprare. Detto questo, a prescindere uscendo con una ragazza le pagherò la cena e le farò dei regali, anche se con i miei limiti, per una questione di principio, per farle vedere che l’ho pensata.
Al giorno d’oggi sembra che i ragazzi debbano costantemente “mostrare qualcosa”, dimostrare di essere qualcuno, di valere. Personalmente penso che non sia giusto, perché tutti nel nostro piccolo valiamo qualcosa, tutti allo stesso modo, senza differenze; in questo senso siamo tutti sulla stessa barca. Anche su questo termine potremmo discutere, perché spesso e volentieri “siamo tutti sulla stessa barca” soltanto quando affonda… sottolineando che le persone tendano a “farti salire con loro” solamente nel momento peggiore, trascinandoti nella loro sofferenza, che diventa anche la tua. Spesso, questa è la parte brutta di essere empatici, sentire troppo i sentimenti degli altri, finendo per entrare a piè pari nei loro problemi.
Secondo l’Ideale, noi in quanto uomini non dobbiamo mostrare emozioni, non bisogna piangere o mostrare compassione, bensì tenere tutto dentro, il dolore, le lacrime e le “parole forti” che vorresti far uscire, ma che la società ci “insegna” a tenere dentro, dentro ad un corpo grosso e forte. Tenersi tutte queste cose dentro, a lungo andare può portare a una depressione interiore; tenersi tutto dentro e non mostrare nulla fa veramente male; così come non esprimere i propri sentimenti a una persona per “timore”; o ancora essere triste e non avere nessuno con cui parlare, forse perché nessuno ti ascolta veramente; essere messi da parte, lasciati indietro, essere esclusi, emarginati, tutto questo fa veramente male. L’insieme di ciò che è stato detto ora ci fa sentire “scomodi” agli occhi degli altri, come sentirsi soffocati.
Tutti abbiamo delle emozioni e dobbiamo essere liberi di esprimerle, ognuno secondo le proprie modalità, cercando autenticità. Accettandoci per quello che siamo. Senza paura. Senza che l’Ideale che la società ci impone ci impedisca di essere quello che vogliamo essere.
Arcangelo Camicia 3BE
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

