Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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La fisica estrema del bob

AUTORI
Filippo Cantali 4ICL, Mario Micsa 4DLS
Ultima modifica: 5 mesi fa

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Exhibit dell’istituto Adelaide Cairoli

Gli studenti della classe 4CSE ci hanno mostrato il loro stand, che consiste in squadra, adrenalina e velocità.

​L’equilibrio tra potenza e aerodinamica

​Qui viene presentato uno degli sport invernali più adrenalinici: il Bob. In questa disciplina, equipaggi composti da 2 o 4 atleti devono far sfrecciare una slitta lungo una pista ghiacciata che misura mediamente 1.500 metri, affrontando dislivelli che oscillano tra i 300 e i 350 metri. La vittoria in gara non è solo questione di fortuna, ma dipende da un equilibrio perfetto tra tre fasi critiche: la spinta iniziale esplosiva, l’aerodinamica del mezzo e la precisione millimetrica del pilota nelle curve. L’obiettivo è completare quattro discese nel minor tempo possibile, dove anche un millesimo di secondo può fare la differenza tra il podio e la sconfitta.

​Le regole e la dinamica di gara

​Una gara di bob è una prova di forza e coordinazione. Tutto inizia con la fase di spinta: gli atleti corrono spingendo il bob per circa 50 metri prima di balzare agilmente all’interno del mezzo. Una volta “a bordo”, l’equipaggio deve farsi piccolo e immobile per ridurre al minimo la resistenza dell’aria. Il pilota guida il bob tramite due maniglie collegate ai pattini anteriori, mentre l’ultimo atleta, il frenatore, ha il compito di azionare i freni solo dopo il traguardo.

La coordinazione è vitale: ogni movimento brusco all’interno della scocca può generare oscillazioni che rallentano la slitta o, nel peggiore dei casi, ne causano il ribaltamento.

Le forze e il velo d’acqua

​Il fulcro scientifico del Bob risiede nella gestione delle forze nelle curve paraboliche. Durante la discesa, gli atleti percepiscono la forza centrifuga apparente, che sembra spingerli con violenza verso l’alto e l’esterno della pista a causa del principio di inerzia. Tuttavia, la forza reale che mantiene il bob in traiettoria è la forza centripeta, esercitata dalle pareti della pista contro le lame della slitta.

Come abbiamo visto nel curling, anche qui la fisica del ghiaccio è fondamentale. Quando le lame metalliche comprimono il ghiaccio ad alta velocità, la pressione e il calore generano un sottilissimo strato d’acqua. L’acquaplaning riduce drasticamente l’attrito, permettendo al bob di scivolare a velocità che possono superare i 130 km/h.

​Curiosità

Nelle curve più strette, gli atleti subiscono spinte gravitazionali enormi, fino a 5G, paragonabili a quelle provate dai piloti dei caccia. Per mantenere l’equilibrio e non perdere i sensi o la posizione, devono avere un core, ossia muscoli addominali e dorsali, estremamente solido.

Le lame del bob non sono tutte uguali. Vengono levigate e riscaldate, per attrito, in modo diverso a seconda della temperatura del ghiaccio, proprio per ottimizzare quel velo d’acqua necessario alla velocità.

Filippo Cantali 4ICL, Mario Micsa, 4DLS

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