Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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Piazza Fontana – Il lato oscuro dell’Italia

AUTORI
Federico Maiocchi, 5DLS
Ultima modifica: 1 anno fa

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In data 16 aprile alle ore 10, nell’aula magna del Cardano, alcune classi quinte dell’istituto hanno incontrato Carlo Arnoldi, importante esponente dell’Associazione Familiari delle Vittime di Piazza Fontana, figlio di Giovanni Arnoldi, uno dei caduti in quel funesto evento.
Carlo si presenta come un uomo semplice, un maglioncino viola lo contraddistingue e allo stesso tempo lo accomuna a ognuno di noi: studenti, italiani, persone.
Comincia raccontandoci come si svolgerà l’incontro; poi ci propone la visione di un filmato, preparato dalla stessa Associazione di cui fu presidente, il quale riporta in linea generale gli avvenimenti di quel “maledetto” 12 dicembre 1969, i vari processi e i gradi di giudizio che si susseguirono. Il filmato dura mezz’ora; non abbastanza per un’argomentazione completa ed esaustiva sull’accaduto, ma utile per renderci partecipi e consapevoli della strage, pronti ad accogliere il racconto toccante che ne segue.
Il filmato termina e Carlo Arnoldi prende la parola. Decide di riportare i suoi ricordi, limpidi anche se soggetti allo scorrere del tempo. Comincia raccontandoci l’inizio di quella tremenda giornata; descrive se stesso, la sua famiglia e la motivazione che condusse suo padre a Milano, dentro la Banca dell’Agricoltura, alle 16.37 di quel venerdì. Giovanni Arnoldi non avrebbe dovuto essere presente, eppure quel giorno, per una sfortunata serie di eventi, egli entrò nel luogo che mai più fu in grado di lasciare.

Carlo continua il viaggio attraverso il suo passato, mentre la sala tacitamente s’accinge ad ascoltarlo.
Ci racconta di come suo padre fu ritrovato da un parente milanese all’ospedale Fatebenefratelli, di come lui e la famiglia si recarono a Milano, da Melegnano, per riconoscere la salma all’obitorio e del seguente funerale in Piazza del Duomo. Ci descrive con tetra precisione quell’evento: migliaia di persone presenti ed in silenzio manifestarono contro un atto di terrore, mostrando il volto di un popolo resiliente anche se mutilato dalle bombe.
Da quell’episodio in avanti, la storia di Carlo Arnoldi prende sempre di più una piega giuridica, politica e soprattutto triste.
Ci racconta del caso Pinelli, ancora irrisolto; delle accuse infondate a Pietro Valpreda, e del depistaggio operato da settori dei Servizi segreti italiani e americani, quelli che si definiscono “deviati”, nel tentativo di far ricadere la colpa della strage sugli anarchici. Si tratta della cosiddetta “pista anarchica”, che inizialmente venne seguita ma poi fu abbandonata. Arnoldi accenna anche all’omicidio del commissario Luigi Calabresi, coinvolto nell’inchiesta su Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico morto durante gli interrogatori in Questura.
Ci spiega come, in quello stesso periodo, ci furono anche altri attentati che, seppure di minore portata, erano testimonianza di una strategia del terrore che voleva destabilizzare il Paese.
Iniziamo ad intravedere, tra le dichiarazioni di Carlo, come sotto l’attentato di Piazza Fontana vi fosse un piano minuzioso e preparato nei minimi dettagli.
Tempo dopo una luce illuminò l’accaduto: dopo anni di indagini, gli investigatori mostrarono all’Italia intera che, nel retroscena dell’attentato, vi fossero uomini appartenenti al movimento neofascista Ordine Nuovo.
La cosiddetta “pista anarchica ” venne definitivamente abbandonata dalla giustizia italiana per intraprendere una via giuridica contro i terroristi di estrema destra.

Gli avvenimenti si susseguono e Arnoldi ci elenca tutti i processi svolti dal 1969 fino al 2000, riportandoci in particolare quelli del 1979 e del 1984, quando gli imputati vennero considerati colpevoli ma assolti in Cassazione, ogni volta.
Oggi conosciamo i reali nomi degli organizzatori ovvero Franco Freda e Giovanni Ventura, ma non quelli dei reali mandanti e dei carnefici materiali di quel 12 dicembre.
Carlo Arnoldi afferma:
“Non è mai stata emessa una sentenza contro gli esecutori materiali della strage, cioè coloro che portarono la valigia con la bomba, che restano ignoti, ma io mi adopererò affinché ognuno di noi possa conoscere la verità, come ho promesso a mio padre.”
Tuttavia, come sottolinea Carlo Arnoldi, la verità storica è stata finalmente riconosciuta anche pubblicamente: oggi in Piazza Fontana una formella commemorativa ricorda la responsabilità di Ordine Nuovo nella strage.
Nella conclusione del suo intervento, Arnoldi insiste sull’importanza di questo riconoscimento: alcuni terroristi di Ordine Nuovo sono stati identificati come responsabili, anche se non più processabili perché assolti nei primi processi.
Inoltre, in ambito giudiziario, un passaggio importante è rappresentato dalla sentenza del 2001, che ha condannato all’ergastolo alcuni esponenti di Ordine Nuovo e ha sancito per la prima volta, in via definitiva, la responsabilità storica e giudiziaria della destra eversiva nella strage.

 Federico Maiocchi, 5DLS

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