Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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Scegliere il proprio futuro senza paura: il ritorno di Edoardo Pregnolato

AUTORI
Mattia Bottinelli, Vittoria Izzo, Fabio Modesti 4ICL
Ultima modifica: 8 mesi fa

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Edoardo Pregnolato, ex studente del Cardano, è tornato nel suo vecchio istituto dopo dieci anni. Questa volta, però, non per sedersi tra i banchi, ma per stare dall’altra parte della cattedra e parlare di orientamento agli attuali studenti.

«Rispetto ai miei tempi è una scuola diversa», racconta, sottolineando i nuovi laboratori e gli investimenti fatti negli ultimi anni. L’obiettivo del suo intervento è pratico: aiutare i ragazzi a capire l’importanza di questi incontri, spesso sottovalutati quando si è ancora a scuola, ma fondamentali per chiarirsi le idee sul futuro.

La sua strada verso le Scienze Politiche non è stata pianificata fin dall’inizio. L’interesse è nato concretamente tra la terza e la quarta superiore, grazie all’esperienza come rappresentante d’istituto e nelle consulte. È stato partecipando attivamente alla vita scolastica e alle riunioni, anche a livello nazionale, che ha capito come funzionavano certe dinamiche e ha deciso di farne il suo percorso di studi.

Agli studenti presenti all’incontro del 22 gennaio, Edoardo parla in modo diretto, senza giri di parole o formalismi. Il suo consiglio principale è di continuare a studiare per garantirsi migliori prospettive economiche, ma con una condizione fondamentale: scegliere in totale autonomia. Niente obblighi imposti da professori o famiglie, e nessuna paura di sbagliare. Cambiare facoltà o andare fuori corso, spiega, sono cose che succedono e che non devono spaventare, perché c’è sempre tempo per correggere la rotta.

Vi lasciamo di seguito l’intervista a Edoardo Pregnolato.

Ripensando al tuo inizio al Cardano, avresti mai immaginato di intraprendere il percorso professionale che ti ha portato fin qui?

Assolutamente no. Inizialmente i miei piani erano diversi. La passione per la scienza politica è maturata più tardi, verso la terza o quarta superiore. La svolta è arrivata quando sono stato eletto rappresentante: ho partecipato alle consulte e alle riunioni d’istituto, e soprattutto la consulta mi ha spalancato un mondo di relazioni, permettendomi di confrontarmi con studenti non solo di Pavia.

Il momento chiave è stato la partecipazione a Roma alla riunione dei presidenti delle consulte provinciali. Lì ho conosciuto le realtà associative studentesche nazionali e ho capito davvero come funzionava la macchina politica. Mi sono appassionato “facendo”. Così, arrivato in quinta, la domanda è sorta spontanea: “Perché non provare Scienze Politiche?”. È stato un amore nato quasi per caso, dall’esperienza diretta.

Che effetto ti ha fatto rivederti qui dopo dieci anni, passando dall’altra parte della cattedra?

È sempre una sensazione particolare tornare. Ho notato subito i cambiamenti: i laboratori rinnovati, gli investimenti strutturali che ai miei tempi non c’erano. Ma ho riflettuto soprattutto sulla percezione degli studenti. Quando sei seduto al posto loro, spesso non ti rendi conto dell’importanza di fare orientamento in uscita, di quanto sia prezioso ascoltare chi ha già percorso quella strada.

Per questo motivo non ho voluto tenere una “lezione” tradizionale. Ho cercato di usare un linguaggio molto diretto, informale, perché il mio scopo era trasmettere un messaggio emotivo prima che tecnico: un messaggio di speranza e di consapevolezza sul potere di scegliere il proprio domani.

Qual è il consiglio cardine che ti senti di dare ai ragazzi che devono decidere cosa fare dopo il diploma?

Il consiglio pragmatico è continuate a studiare. I dati ci dicono che lo studio garantisce un accesso a un futuro migliore, anche economicamente, dato che gli stipendi dei laureati restano mediamente superiori, pur con le dovute eccezioni.

Ma il consiglio del cuore è studiate ciò che volete voi. Non fatevi obbligare dai professori o dalle aspettative delle famiglie. Seguite il vostro desiderio. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha supportato in ogni cambio di rotta: dall’idea di andare all’estero, alla volontà di trasferirmi a Milano, fino alla scelta finale di restare a Pavia nell’università pubblica. La scelta deve essere vostra.

E per chi teme di sbagliare strada?

Non abbiate paura di provarci e nemmeno di fallire. Molti studenti si accorgono al primo anno di aver imboccato il percorso sbagliato, ma si è sempre in tempo per correggere il tiro. L’università non ha una data di scadenza. Andare fuori corso non significa essere meno intelligenti o meno capaci degli altri; significa solo che ognuno ha i propri tempi per maturare o per trovare la via giusta.

Quindi guardatevi intorno, esplorate. Se ne avete la possibilità, considerate anche di spostarvi, di fare un’esperienza in un’altra città, sfruttando le borse di studio se le risorse economiche mancano. L’importante è non fermarsi per paura.

Mattia Bottinelli, Vittoria Izzo, Fabio Modesti 4ICL Liceo Scienze Applicate – ITIS Cardano

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