Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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De Milan ghe n’è domà vun

AUTORI
Leonardo Poncina, Andrea Cassarino, Kristian De Nuzzo - 4^DLS
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Lo skyline milanese

Non si può che esordire con un detto in dialetto milanese (per i meno accorti, traducibile in “Di Milano ce n’è solo una”), per descrivere l’unicità e la particolarità dello skyline meneghino, insitamente ed intrinsecamente legato alla Milano del lavoro e del fare, la Milano metropoli, gonfaloniera del progresso e dello sviluppo nel nostro paese, all’avanguardia, la prima delle italiane in ogni ambito, o quasi, che iniziò il suo vertiginoso sviluppo (in tutti i sensi) fin dal grande boom economico degli anni 50, che avviò quel processo di internazionalizzazione che ancora va avanti, e che si riflette nell’architettura, in particolare, nel suo carattere più saliente, il grattacielo, o skyscraper. Il termine veniva inizialmente utilizzato per indicare gli alberi maestri delle navi, mentre, da inizio Novecento, passò ad indicare quegli edifici con un preponderante sviluppo verticale, dell’ordine di almeno dieci piani.

 

“Torre Breda vista da via Vittor Pisani”

 

Il primo grattacielo costruito a Milano, che ruppe per la prima volta la legge che voleva ogni edificio di minore altezza della Madonnina del Duomo, fu la torre Breda progettata dall’architetto Luigi Mattioni, edificata nel 1954. Con i suoi 116,25 metri  è rimasta per 4 anni l’edificio più alto d’Italia, originariamente nota come “il grattacielo di Milano”, è stata un simbolo della rinascita dalla seconda guerra mondiale. Ubicata in piazza della Repubblica, la pesante struttura poggia su un basamento profondo 8 metri composto da fondazioni a setti continui poste su un terreno impermeabilizzato con iniezioni di cemento. La struttura è composta da due corpi, un corpo basso a filo di strada che rispetta gli allineamenti e le strutture delle case circostanti, e il corpo principale a sviluppo verticale destinato originariamente agli uffici, quest’ ultimo è realizzato in calcestruzzo armato. La facciata era ricoperta da tessere in gres ceramico grigio-azzurro che sfumano progredendo verso l’alto per correggere l’illusione ottica data dalla divergenza delle linee di spigolo, ma è stata rimossa nel 2009, a seguito dell’evidente progressivo disfacimento, dopo un processo di ammodernamento.

 

“Torre Velasca vista frontalmente dopo il restauro ” 

 

Il secondo grattacielo milanese venne edificato solo pochi anni dopo, nel 1958, e costituisce un altro elemento chiave dello skyline milanese, la Torre Velasca, che con i suoi 106 m è il più alto grattacielo presente entro gli antichi bastioni spagnoli, progettato dallo studio BBPR, acronimo che indicava un gruppo di architetti italiani: Gian Luigi Banfi, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernesto Nathan Rogers, che hanno lavorato nella realizzazione di svariati grattacieli italiani. L’edificio fu commissionato con lo scopo di risanare una zona rimasta profondamente lesionata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che aveva uso misto commerciale e residenziale. In fase di progettazione si ipotizzò di realizzare la torre in vetro e metallo, ipotesi poi scartata anche grazie al suggerimento di un’agenzia newyorkese, che evidenziò l’inadeguatezza dell’industria siderurgica italiana e gli elevati costi che un edificio simile avrebbe richiesto, cosa per cui si optò, per cause di forza maggiore, per un edificio in cemento armato, altresì per una maggiore fusione con il contesto architettonico cittadino (riprende la tonalità degli edifici circostanti). La  torre è ubicata nella piazza omonima, l’accesso principale è sul lato sud ed è anticipato da una struttura dedicata alla portineria, e sostenuta da 4 piloni posti a T, con ampie vetrate. L’edificio si sviluppa su una base rettangolare dalla quale si innalza di 28 piani, due dei quali interrati. Tutti i prospetti dell’edificio sono analoghi e scanditi dalle nervature della struttura portante, interrotte dalle finestre rettangolari e tutte di egual misura, la cui disposizione appare tuttavia irregolare così come quella dei pannelli prefabbricati che ricoprono la struttura. Questa scelta dell’irregolarità (tipica del brutalismo) crea al contempo, paradossalmente, uniformità e dinamismo, con un’alternanza di pieni e di vuoti che vengono definiti “spettinature”. I primi 17 piani sono destinati ad attività commerciali od uffici, il 18° piano è l’ultimo prima di giungere all’elemento che è oggetto di molte delle critiche e derisioni dell’edificio, il modulo rettangolare aggettante che ospita gli 8 piani abitati. La struttura aggettante è infatti sostenuta da 20 travature oblique a sezione trilobata, che emergono dai prospetti esterni e che in corrispondenza del 18° piano si innestano nei pilastri verticali portanti. Gli 8 piani terminali sono quindi caratterizzati da una planimetria più ampia, anche poiché secondo gli architetti era necessario creare una sorta di stacco formale tra le aree dedicate alle attività commerciali e quelle dedicate alle abitazioni private. L’opinione pubblica milanese nel corso degli anni ha espresso, e continua ad esperire, pungenti commenti  sull’edificio, descrivendolo nei modi più ironici, un epiteto particolarmente famoso è “palazzo con le bretelle”, a causa delle travature oblique. Complice la cattiva manutenzione susseguitasi negli anni, infatti il rivestimento esterno aveva assunto un colore molto più scuro di quello originale. Una delle tante cause che ha portato i nuovi proprietari a procedere con una completa pulizia, conclusasi da poco.

 

“Torre Galfa vista da Via Luigi Galvani”

 

Spostandoci dal centro di Milano, e dirigendoci verso la Stazione Centrale (ma dopo il Pirellone!) ci interfacciamo con la torre GalFa, edificata nel 1959 dall’Architetto Melchiorre Bega, con una ragguardevole estensione verticale di 102 metri. L’edificio, originariamente destinato agli uffici, è stato poi soggetto a 16 anni di abbandono prima di essere acquistato da un’altra società nel 2012, gli anni di abbandono hanno reso  necessari lavori di riqualificazione e valorizzazione del progetto. Lo stile è riconducibile all’international style (per intenderci, il classico stile moderno che tutti abbiamo in mente). La pianta ha forma rettangolare, la base è più ampia dei 27 successivi piani abitabili, il parcheggio insieme ad altri 2 piani sono interrati. La struttura portante è sempre in cemento armato e quasi completamente nascosta dalle facciate continue in vetro ed alluminio, inoltre le vetrate presentano un effetto sfalsato che caratterizza tutto l’edificio, gli angoli dell’edificio sono liberi da pilastri e realizzati tramite curtain wall, ovvero una vetrata continua che riveste la struttura portante nascondendola all’occhio, donando così all’edificio un effetto di eleganza e trasparenza. La struttura attualmente si posiziona virtuosamente nello Skyline di Porta Nuova in una posizione facilmente raggiungibile dalla stazione centrale e dai numerosi mezzi di trasporto a disposizione dei cittadini, con la sua nuova destinazione a fini alberghieri e residenziali.

 

“Grattacielo Pirelli visto da piazza Duca d’Aosta”

 

Il successivo grattacielo verrà edificato nel 1960, guadagnandosi (e mantenendo ancora oggi) un posto nel Pantheon degli edifici più famosi della città, il già citato grattacielo Pirelli, sede il consiglio regionale della Lombardia (i restanti principali organi regionali sono invece ubicati a Palazzo Lombardia). L’edificio è spesso chiamato colloquialmente pirellone, si erge nell’angolo sud est di piazza Duca d’Aosta, e dal 1958 al 1966 è stato l’edificio più alto dell’Unione europea (torneremo ad avere questo primato prima o dopo!). Appartiene pienamente alla corrente del razionalismo italiano che affonda le sue origini nel “De architectura” di Vitruvio, nelle teorie di Leon Battista Alberti, rinomato artista del rinascimento italiano, e nell’Illuminismo. È stato commissionato dall’agenzia di pneumatici Pirelli al fine di ospitare gli uffici della compagnia, sotto progetto degli architetti Gio Ponti, Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinaldi e Egidio Dell’Orto, tuttavia fu Gio Ponti a seguire tutte le fasi costruttive, mentre i restanti architetti si occuparono più delle fasi preparatorie, e di concept . Lo schema strutturale del grattacielo è costituito da 7 triangoli alle estremità, 4 grandi pilastri-pareti centrali, per quanto riguarda i materiali la struttura portante è realizzata quasi per la sua integrità da calcestruzzo armato, preferibile all’acciaio per edifici del genere, mentre i 4 piloni portanti si restringono man mano che si progredisce in altezza, partono infatti da una larghezza di 2 metri, per giungere ad una di 50 centimetri. L’ultimo piano, il 32°, in alcuni eventi è accessibile al pubblico e funge da belvedere con vista panoramica su Milano. Anche questa torre “anziana” ha ricevuto di recente una ristrutturazione, con conseguente pieno ritorno ai fasti degli anni ’60. Una ristrutturazione (purtroppo) decisamente obbligata, considerando il tragico incidente del 2002, dove un piccolo aereo si schiantò in pieno nella torre, aprendone un vasto squarcio, e causando un devastante incendio, che tuttavia interessò solo parzialmente il rivestimento esterno. Il caso volle che il conteggio delle vittime fosse esiguo, morirono solo tre persone, tra cui il pilota e due dipendenti di Regione Lombardia. La successiva indagine escluse totalmente l’ipotesi terrorismo (eravamo comunque a ridosso dell’11 Settembre 2001), imputando la causa dell’incidente alla distrazione del pilota.

Torri Garibaldi viste da via Gaetano de Castillia”

 

Cambiando stazione, dirigendoci a Porta Garibaldi, possiamo interfacciarci, proprio al ridosso della stazione, con le Torri Garibaldi, due grattacieli costruiti tra il 1984 ed il 1992 dagli architetti Laura Lazzari e Giancarlo Perotta. Originariamente erano state costruite con i contributi dalle Ferrovie dello Stato per ospitare gli uffici di Trenitalia, e questo spiega la collocazione così ravvicinata tra torri e stazione. Le due torri differivano solo per la forma del tetto: uno concavo che rappresenta concettualmente il maschio, l’altro convesso che rappresenta la femmina. All’inizio del 2008 si avviò il progetto di restaurazione firmato dall’architetto Massimo Roj che terminò nel 2012. Tale ristrutturazione ha modificato largamente l’originale aspetto esterno dei due edifici, donandogli un carattere più moderno. Il lavoro venne diviso in due fasi: una diurna e una notturna, scelta legata alla sicurezza degli operai. Di giorno lavorava l’azienda dedicata agli interni e di notte, fino a mezzanotte, quella dedicata alle facciate. Le due torri vennero successivamente affiancate dai nuovi grattacieli del Progetto Porta Nuova. 

 

“Palazzo Lombardia visto dall’alto” 

 

A mezzo isolato dalla torre GalFa si trova il già citato Palazzo Lombardia, un complesso di edifici, tra cui un grattacielo che ospita la Giunta regionale con la presidenza e la totalità degli assessorati. Si sviluppa in piazza Città di Lombardia (dalla caratteristica forma ellittica, sovrastata da una copertura). Il complesso, che sorge dove una volta era presente il bosco di Gioia, un vivaio donato all’Ospedale Maggiore di Milano dalla Contessa Sommaruga, ma per anni rimasto incolto, diventando crocevia dello spaccio di droghe, è risultato vincitore di una concorso internazionale, a cui seguirono gli scavi della primavera 2007, con la successiva costruzione, terminata nell’autunno del 2010. La sede è composta da una torre alta 161 metri realizzata in calcestruzzo armato, acciaio e vetro, circondata da un sistema complesso di edifici curvilinei, alti dai sette agli otto piani. Gli ambienti della sede regionale ospitano un’ampia e varia collezione di opere d’arte contemporanea. 

 

“Torre Unicredit vista da Piazza Gae Aulenti”

 “Torre Unicredit vista da via Rosales” 

 

Davanti a Palazzo Lombardia, percorso il parco Biblioteca degli Alberi (così chiamato per le più di cento specie vegetali che ospita) di recentissima apertura (con all’interno alcuni edifici precedenti il rifacimento della zona, che creano un fortissimo contrasto con i grattacieli), si apre davanti a noi il complesso di Piazza Gae Aulenti, di cui prima di tutto spicca la Torre Unicredit, nel pieno del Centro direzionale di Milano. Nota anche come Unicredit Tower, con i suoi 231 metri è la torre più alta d’Italia. Realizzata nell’ambito del progetto Porta Nuova, la torre sovrasta piazza Gae Aulenti. Simbolo di Milano grazie anche alla sua imponente guglia (di 80,5 metri, vuole idealmente ricordare la guglia del Duomo), assemblata grazie ad un potente elicottero e da un gruppo di operai specializzati il 15 ottobre del 2011. L’edificio ha una forma molto ondulata, a spirale, cui grazie allo studio dell’effetto degli agenti atmosferici si è deciso di realizzarla in acciaio traforato per evitare la formazione di ghiaccio. Interamente rivestita da led, la guglia può combinare diverse colorazioni tra cui il tricolore italiano, utilizzata per le feste nazionali. La torre fa parte di un complesso di tre edifici di diversa altezza disposti a semicerchio, intorno proprio a Piazza Gae Aulenti, con i suoi locali e la sua caratteristica fontana. L’inaugurazione del complesso ha aperto un nuovo boom di edificazione “verso l’alto” a Milano, che per certi versi ricorda quel boom degli anni ’50.

 

 “Torre Solaria vista dal parco Biblioteca degli Alberi” 

“Torre Solaria vista di notte dal parco Biblioteca degli Alberi”

 

Basta camminare pochi metri per trovarsi davanti Torre Solaria, caratterizzata da tinte scure, e dal contrasto con le balaustre dei balconi, d’un bianco tendente all’azzurro. Essa fa parte dello stesso progetto edilizio che ha portato alla costruzione del complesso su Gae Aulenti. Alta 143 metri, è il grattacielo residenziale più alto d’Italia. Si innalza sopra piazza Alvar Aalto, affiancandosi alla Torre Aria ed alla Torre Solea. Questo complesso sorge sull’area una volta occupata dalla Stazione di Milano Porta Nuova. Il progetto della torre è stato portato avanti dallo Studio Arquitectonica di Miami; l’edificio è composto da tre ali ben distinte che convergono su un nucleo centrale da dove arriva la luce naturale. La torre ospita 102 appartamenti anche duplex e triplex (estremamente elitari), cui le terrazze sono state progettate per essere una continuazione dell’interno, ma poste in modo irregolare. La costruzione della torre è iniziata a gennaio 2010 ed è terminata il 22 ottobre del 2012, solo due anni dopo. Per la costruzione della torre sono stati utilizzati calcestruzzi ad altissima resistenza.

 

Bosco verticale visto frontalmente da Parco Biblioteca degli Alberi” 

 “Bosco verticale visto dal basso”

 

Tornando dall’altro lato della Biblioteca degli Alberi, ne si osserva la sua continuazione verticale, il Bosco Verticale, un complesso di due palazzi residenziali realizzato da Boeri Studio, facente anch’esso parte del Progetto Porta Nuova. Peculiarità di queste due costruzioni è la presenza di più di duemila specie arboree, tra cui arbusti e alberi ad alto fusto. Nel loro complesso, le facciate del Bosco Verticale ospitano 711 alberi, 5000 arbusti di grandi dimensioni e 15000 piante perenni e ricadenti. In totale vi sono 94 specie vegetali diverse. la vegetazione apporta numerosissimi effetti benefici alle due torri e all’ambiente urbano, sia sotto il profilo ambientale che sotto quello climatico. infatti, il Bosco Verticale filtra le polveri sottili sottraendo CO2 ed emettendo O2, inoltre attenuando notevolmente l’inquinamento acustico. Dal punto di vista faunistico, il Bosco Verticale tutela la biodiversità attraverso la creazione di habitat biologici., trattandosi quindi di un progetto di riforestazione metropolitana. La costruzione dei due palazzi iniziò nell’autunno del 2009 con l’impiego di seimila operai. L’edificazione fu affidata alla società altoatesina ZH, che procedette lentamente fino a quando dovette rinunciare all’incarico il 22 aprile 2013. L’azienda venne prontamente sostituita dalla Colombo Costruzioni, che riprese il cantiere il maggio dello stesso anno. Il Bosco Verticale, terminato nell’autunno 2014, venne infine inaugurato e presentato ai cittadini il 10 ottobre dello stesso anno. Grazie alla sua eccezionale particolarità, il Bosco Verticale ha vinto diverse competizioni. Si tratta senz’altro di uno dei complessi edilizi più esclusivi in cui un milanese può fissare la propria residenza. 

 

“Scheggia di vetro vista da Parco Biblioteca degli Alberi”

 

Sempre al ridosso della Biblioteca degli Alberi, sorge la torre Gioia 22, soprannominata scheggia di vetro, alta 121 metri e posta lungo via Melchiorre Gioia. La torre ha sostituito un precedente palazzo del 1961 e di proprietà dell’INPS, abbattuto nel 2018. La forma della torre rappresenta il risultato della confluenza di due tessuti urbani ed al tempo stesso la risposta all’esigenza di ottimizzazione della luce e dell’energia solare, che ha portato all’ideazione di una forma dinamica in grado di esprimere in modo autentico la sua particolare collocazione nel panorama urbano milanese. Sul piano della sostenibilità, la torre possiede oltre 6000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici che permettono una riduzione di tre quarti del fabbisogno energetico delle altre torri di Porta Nuova.

 

“Torre Diamante vista da Viale della Liberazione”

 

Completa lo skyline di questa zona la Torre Diamante, meno nota ma non certo meno appariscente, sede delle società italiane del Gruppo BNP Paribas. Deve il suo nome ad una struttura dalla forma simile al diamante. Con i suoi 140 metri è il quarto grattacielo più alto di Milano ed è l’edificio in acciaio più alto d’Italia. La Torre Diamante è correlata da due corpi bassi chiamati Diamantini che si pongono come elemento di continuità del grattacielo stesso, formando complessivamente il vasto complesso affaristico. La realizzazione dell’intera area è stata affidata all’architetto italo-americano Lee Polisano, affiancato da Paolo Caputo e dalla società di ingegneria Jacobs per la progettazione architettonica esecutiva, mentre la progettazione strutturale è stata affidata ad Arup, società di ingegneria londinese. La caratteristica principale della torre è la sua geometria irregolare, le colonne perimetrali dell’edificio sono infatti inclinate rispetto alla verticale. Il layout interno è caratterizzato da un nucleo centrale attorno al quale si sviluppa lo spazio, soluzione utilizzata per massimizzare l’ingresso della luce naturale e consentire la vista sulla città. La costruzione è iniziata il 28 gennaio 2010, il 5 giugno il nucleo in cemento ha raggiunto l’altezza massima, mentre l’intera struttura è stata completata il 14 settembre 2012. 

 

 “Torre Allianz vista dal basso” 

 

Ci spostiamo dal Centro Direzionale di Milano e raggiungiamo CityLife, zona che rivaleggia con Porta Nuova per il primato di modernità milanese, situa nella zona dell’ex-Fiera di Milano, che ha lasciato ampi spazi liberi per la costruzione in una zona quasi centrale di Milano. Spicca il vasto complesso formato dalle tre torri presenti. La Torre Isozaki o Torre Allianz è un grattacielo progettato dall’architetto giapponese Arata Isozaki e dall’architetto italiano Andrea Maffei ed è stata soprannominata dai milanesi “il dritto” (la tradizione dei soprannomi alle torri continua dagli anni ’50). Grazie ai suoi 209,2 metri di altezza, è l’edificio più alto d’Italia per numero di piani, ben 50, e con l’antenna raggiunge i 250 metri. La torre ospita 2800 dipendenti del gruppo Allianz, è caratterizzata da piani illuminati da luce naturale, cui si aggiungono quattro staffe di supporto, che ancorano il fronte e il retro della torre al suolo, oggetti di molte critiche da parte dei milanesi, per via della loro vistosa ed ingombrante presenza. Tramite una lobby su due livelli è direttamente collegata con la piazza centrale di CityLife e con la piazza sottostante. Il 22 novembre 2015, sulla sommità del palazzo, è stata issata una copia della madonnina, simbolo della città. il progetto di costruzione si ispira a un progetto dell’architetto giapponese del 1989, l’irrealizzato progetto di riqualifica della stazione ferroviaria di JR Ueno a Tokyo. I lavori preparatori per la costruzione della torre iniziarono il 13 marzo 2012, ma l’innalzamento vero e proprio ha avuto inizio solo l’estate dello stesso anno. Nel corso dell’anno successivo la velocità di costruzione aumentò notevolmente, realizzando un piano a settimana. A novembre, mese in cui raggiunsero il ventisettesimo piano, iniziò anche la fase di copertura delle facciate dell’edificio, con l’installazione di pannelli di vetro. Il 28 febbraio 2015 è terminata la costruzione dell’antenna e la torre è stata ufficialmente inaugurata il 14 novembre di quell’anno. L’intero lavoro di costruzione e progettazione fu affidato all’impresa edile Colombo Costruttori, la stessa che gestì l’edificazione del Progetto Porta Nuova e del Bosco Verticale. Il 26 novembre 2020 è stato annunciato che la torre, dal successivo 1° dicembre ospiterà la sede del comitato organizzatore per i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, fino a quel momento ospitato nel Grattacielo Pirelli.

 

” Torre Generali vista dal basso” 

 

Il secondo grattacielo realizzato per il progetto CityLife è stata la Torre Hadid o Torre Generali, soprannominata “lo storto”, ospitante la sede degli uffici di Milano del Gruppo Generali. La torre prende il nome dall’architetto progettista anglo-irachena Zaha Hadid, e si sviluppa per 44 piani, con un’altezza complessiva di 177 metri che salgono a 192 considerando l’insegna Generali. Di questi, 39 piani sono destinati agli uffici e possono accogliere 3200 persone, che possono parcheggiare i loro veicoli nel vasto parcheggio sotterraneo. Caratteristica dell’edificio è la torsione che viene attenuata sempre più con l’aumentare dell’altezza, fino a raggiungere la verticalità, altro carattere saliente si trova ai piedi della torre, una galleria commerciale dalle forme interne sinuose, con dei caratteristici rivestimenti lignei. La costruzione dell’edificio è iniziata il 25 agosto 2014, mentre il 5 ottobre 2017 è stato raggiunto il quarantaduesimo piano. La torre è stata aperta al pubblico il 15 ottobre 2017 durante una giornata organizzata dal FAI (Fondo Ambientale Italiano). L’inaugurazione ufficiale è avvenuta il 9 aprile 2019 alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Conte, del Sindaco di Milano Sala e del Presidente della Regione Fontana, oltre alle massime cariche della società Generali.

 

 “Torre Libeskind vista dal basso” 

 

Terzo ed ultimo edificio del progetto CityLife è la Torre Libeskind o Torre PwC, soprannominata “il curvo” e progettata dall’architetto americano Daniel Libeskind. Con i suoi 175 metri è la più bassa delle tre torri ed è la sede degli uffici di Milano del network internazionale PricewaterhouseCoopers. La torre è caratterizzata dalla sua forma curva, con il suo nucleo di distribuzione verticale prismatico, che in parte fuoriesce dalla sagoma. La torre è direttamente collegata, tramite una lobby su due livelli, alla galleria commerciale ed è in grado di ospitare 3000 persone. La costruzione dell’edificio è iniziata nel 2015. Nei primi mesi del 2017 la costruzione è arrivata al piano terra e sono stati completati i 3 piani interrati, mentre ad aprile 2018 la costruzione ha raggiunto il quarto piano, ed a metà febbraio 2019 è stato raggiunto il 26º piano. Ad aprile 2020 è stato raggiunto il tetto, mentre nell’ottobre 2020 i lavori sono terminati ed il grattacielo è stato consegnato al committente.

 

 “Nido Verticale visto dall’alto”

 

Volendoci adesso dedicare ai progetti futuri, ed a quelli in via di completamento, come il Nido Verticale, torniamo in zona Porta Nuova, per ammirarne l’elegante design, merito dello studio degli architetti sotto la guida di Mario Cucinella. Il grattacielo è caratterizzato da una struttura ad X, grazie ai pilastri curvilinei in legno che, incontrandosi in un punto, formano un “nido verticale” della struttura romboidale. Lo spazio interno ospita terrazzamenti di forma ellittica di dimensioni diverse che si affacciano su un lato del grattacielo, rendendolo, in un certo senso, parzialmente cavo. Una serra-giardino panoramica dedicata a ospitare eventi pubblici e culturali sarà invece collocata in cima alla struttura. Grazie ai pannelli solari installati in punti strategici e ai sistemi di raccolta dell’acqua piovana integrati in fantastici elementi di design (come la vela a specchio sopra l’ingresso), il consumo di risorse dell’edificio è ridotto al minimo. Risalta inoltre la singolare scelta dell’impiego di un grande quantitativo di legno per la realizzazione della struttura stessa. I lavori, iniziati nel 2017 con le palificazioni delle fondamenta, hanno visto la posa della prima pietra nella primavera 2019. Allo stato attuale, tutti i 23 piani fuori terra ed i 3 piani interrati sono stati completati, per una superficie totale di 33.000 m² e un’altezza complessiva di 125 metri.

 

 “Torre Faro vista dall’alto frontalmente”

 

Esplorando una zona finora sostanzialmente intoccata dallo sviluppo verso l’alto, Milano sud (in particolare, la zona dell’ex scalo merci di Porta Romana), entro il 2024 lo studio Antonio Citterio – Patricia Viel porterà a termine Torre Faro, dall’altezza di 144 metri, distribuiti su 28 piani, futura sede dell’azienda A2A. Tema principale del progetto è il risanamento di un’area sostanzialmente lasciata all’incuria, creando una forte sinergia tra torre ed area circostante. Il nuovo edificio si caratterizzerà infatti per un attacco al suolo ridotto al minimo, tale da aprire lo spazio all’uso pubblico. Al centro del grattacielo è previsto uno Sky Garden (spazio che “stacca” le due sezioni dell’edificio, quella di base e quella di cima, creando un parco a mezzaria, a 61 metri d’altezza, mentre in cima, a 125 metri d’altezza, il “Belvedere” offrirà una nuova vista panoramica su Milano.

 

“Progetto Edifici Gioia 20 visti frontalmente”

 

Tornando a Porta Nuova, sempre entro il 2024 verrà edificata una porta nuova (nel senso letterale), due edifici infatti, nominati Gioia 20 Est (che avrà la qualifica di grattacielo, avendo un’altezza prevista di 98 metri) e Gioia 20 Ovest, che sorgeranno nel lotto occidentale di via Melchiorre Gioia (lato via Pirelli) e nella parte occidentale della via (via Sassetti), ridefinendosi quindi come porta per il nuovo quartiere. Sembra che Antonio Citterio e Patricia Vel abbiano polarizzato i futuri progetti di Milano, poichè anche questo complesso è di loro progetto. I due edifici saranno caratterizzati da uno stile identico, fatto di semplici volumi, definiti dalle ampie finestrature. Alla sommità dei complessi sorgeranno due parchi urbani, che contribuiranno alla nuova definizione verde di Milano.

 

” Progetto del grattacielo Pirelli 39″ 

 

Sempre ai limiti della Biblioteca degli Alberi in Porta Nuova, a cavallo di via Melchiorre Gioia e lungo l’asse che collega la Stazione Centrale a est con lo scalo Farini a ovest, sorge il grattacielo Pirellino (del 1966), che sarà parte di un progetto di riqualifica che porterà al suo completo rifacimento, misto alla costruzione della Torre Botanica e del ponte serra, sotto progetto della DS+R e di Stefano Boeri (architetto del Bosco Verticale). La Torre Botanica prevede 700 mq di vegetazione distribuita sui piani in modo che le fioriture cambino i colori dell’edificio al variare delle stagioni, assorbendo 14 tonnellate di CO2 e restituendone 9 di ossigeno l’anno, al pari di un bosco di 10mila metri quadrati, mentre il Pirellino sarà dotato di 2.770 mq di pannelli fotovoltaici, che gli permetteranno di produrre il 65% del proprio fabbisogno energetico.

 

Insomma, Milano si presenta davvero come capitale italiana non solo del grattacielo, ma dell’architettura e dell’urbanistica, in generale. Ma, a ben concentrarsi sulle ultime realizzazioni, sulla particolarità e l’unicità dell’inserimento di questi grandiosi complessi nel tessuto urbano, con le loro innovazioni, la loro bellezza, la loro funzione che non si limita solo alla struttura in sé, vogliamo compiere l’azzardo di definire Milano una delle città moderne più belle del mondo, in contrapposizione al sovraffolamento urbano, la compressione delle strutture in spazi infimi, alla sterilità stilistica di tante città, che spesso vogliamo e prendiamo come modello di sviluppo, la città americana, in primo luogo New York, San Francisco o Chicago, e la sua evoluzione contemporanea, paradossalmente ancora peggiore, con le grandi cattedrali nel deserto arabe, pensiamo ad Abu Dhabi o Dubai, ad una bellezza solo apparente, decontestualizzata nelle sue mancanze storiche e culturali. La città italiana non può e non deve diventare copia di questi modelli, ma non per questo deve rimanere relegata all’architettura del passato. Milano, insieme ad altre grandi metropoli del vecchio continente, è capofila verso questo modello di sviluppo prettamente, rigorosamente, ed orgogliosamente, europeo.

 

                                           Leonardo Poncina, Andrea Cassarino, Kristian De Nuzzo – 4^DLS

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