Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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IL MARTEDÌ DEL DIBATTITO

AUTORI
Benedict Cazacu, Thomas Palermo, Giovanni Tilocca classe 4DI
Ultima modifica: 12 mesi fa

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PON significa “Programmi Operativi Nazionali”: sono dei programmi finanziati dall’Unione Europea per promuovere l’uguaglianza sociale, occupazionale ed economica tra le varie aree dell’UE, e servono a diminuire le differenze tra aree più e meno sviluppate.

Si tratta fondamentalmente di finanziamenti dell’Unione Europea a cui possono accedere le scuole, per investire nei miglioramenti, nella formazione e nelle strutture. Le scuole una volta ottenuti questi finanziamenti, organizzano corsi e altri progetti con obiettivi specifici.

Tra le attività PON proposte dalla nostra scuola — che tra le altre cose certificano ore di PCTO — c’è anche quella di cui si parlerà nel dettaglio in quest’articolo, il PON Debate.

 

Cos’è il PON Debate?

 

Il PON Debate è un’attività pomeridiana che coinvolge una classe di ragazzi e ragazze, per insegnare loro l’arte del dibattere. Partecipano a questa attività 24 studenti che provengono da quattro classi diverse che hanno l’obiettivo di riuscire a costruire — con l’aiuto delle professoresse Alessandri e Pedrazzini — un intero dibattito che sia interessante, coinvolgente e che non annoi chi ascolta.

Un Debate è uno “scontro” tra due squadre formate da tre componenti: una squadra argomenterà a favore del tema (il termine tecnico è mozione) dato, l’altra argomenterà contro.

I discorsi saranno quattro per squadra.

Un Debate può essere preparato o “improvvisato”: nel secondo caso si ha un’ora di tempo — e senza l’aiuto del web e dei dispositivi elettronici — per preparare i discorsi.

Ogni discorso dura 8 minuti (il quarto dura “solo” 4 minuti) e ci sono regole precise per presentarsi (prima il nome e poi il cognome, non viceversa!), fare le domande (si chiamano Point of Information), argomentare e confutare.

Uno dei punti centrali di questo “gioco” è il fair play: le regole sono molto precise e devono essere rispettate da tutti.

Ad aggiudicare un Debate di solito è una giuria di almeno tre componenti: sono docenti o Debaters in grado di valutare il valore delle argomentazioni.

Il Debate di per sé è un “lavoro” di circa un’ora a cui partecipano sei ragazzi, tre per la parte pro e tre per quella contro. In questo lasso di tempo questi ragazzi devono convincere i giudici che le loro argomentazioni a favore o contro la mozione data siano migliori di quelle dei loro avversari.

Il PON è iniziato più di due mesi fa e ogni incontro dura circa tre ore, due volte al mese di martedì. Come già anticipato siamo seguiti da due professoresse: la prof.ssa Alessandri e la prof.ssa Pedrazzini che insegnano entrambe italiano.

 

 

Cose che abbiamo imparato in questa attività

 

Le prime lezioni sono state di introduzione e comprendevano tutta la parte teorica su come è fatto e come funziona un Debate, cosa non semplicissima, e che ovviamente dobbiamo padroneggiare. Il fatto di provenire da classi diverse è stato il motivo per il quale le professoresse hanno dovuto iniziare dalla base, ovvero dal public-speaking, la skill principale che serve in un Debate. Non importa la tua preparazione: se hai una buona padronanza della lingua che parli e delle parole sei sicuramente più avvantaggiato di molte altre persone.

Tra le cose che servono per preparare un Debate, oltre al public-speaking e alla conoscenza del format (stiamo studiano il World School Debate) serve la capacità di prepararsi su un argomento e quella di preparare dei discorsi convincenti.

Preparare un intero Debate è una cosa non da poco e ci possono volere anche mesi interi.

Questa attività porta dei vantaggi enormi sia a scuola che nella vita grazie allo sviluppo del public-speaking ma anche al metodo AREL.

Il metodo AREL è il metodo con cui si creano i ragionamenti argomentativi: in parole povere è una scaletta per creare testi e discorsi. Se il public-speaking ci ha aiutato a sostenere una conversazione come un’interrogazione, il metodo AREL ci insegna il modo per progettare questo discorso.

 

 

Di che cosa avevano paura, e che cosa sta succedendo

 

Una cosa che non avevamo considerato è che mettere insieme classi diverse ci avrebbe fatto per prima cosa conoscere nuove persone e che ci sarebbe piaciuto, ma soprattutto che lo stimolo di fare meglio degli altri sarebbe stato molto più forte di qualunque altra preoccupazione. Lavorare con persone che non si conoscono è anche una preparazione alla futura vita lavorativa, che è una cosa da non sottovalutare visto che ognuno di noi studia per arrivare a questo punto.

 

Un’altra preoccupazione era legata al fatto che l’attività si svolge di pomeriggio dopo una giornata a scuola e quindi avrebbe potuto risultare pesante. Tuttavia noi ragazzi sentiamo meno questa pesantezza specialmente quando, dopo la prima ora di teoria, passiamo alla pratica che per noi è sia una sfida che un gioco.

Durante le esercitazioni di Debate sono vietati i dispositivi elettronici quindi non si può accedere a internet. Perciò, per dare definizioni o cercare significati di alcune parole, abbiamo utilizzato i dizionari. Questo ci ha insegnato che le parole hanno molti significati e per questo bisogna stare attenti a utilizzarle nel contesto e nel modo giusto.

Un beneficio che porta il Debate, nello specifico il lavoro di public-speaking, è che aiuta le persone molto timide a esprimersi pubblicamente senza paura e senza quel blocco che le persone introverse hanno.

Questa cosa è stata notata dalle professoresse ma soprattutto dagli alunni stessi.

In ogni caso, le preoccupazioni sono completamente svanite con l’inizio della prima lezione.

La nostra conoscenza è stata facilitata dalle attività proposte dalle due professoresse. Nella prima lezione le presentazioni sono state talmente tanto inaspettate e soprattutto particolari che si è subito formato un potente nucleo della classe. L’attività che dovevamo svolgere era quella di presentarci con ognuna delle persone presenti in circa venti secondi, cioè un tempo che ci bastava giusto per fare una breve introduzione di noi stessi e capire più o meno con che tipo di persona parlavamo.

Arrivati alla fine del giro di presentazioni, tra molte risate e molta confusione, ci siamo trovati in un certo modo uniti.

Ora riusciamo a lavorare senza problemi con tutti, senza sentirci in imbarazzo o a disagio.

 

 

Il parere di Thomas

 

Questa esperienza mi ha aiutato molto sia scolasticamente che non. Come visto in precedenza, questa attività porta a uno sviluppo della capacità di parlare in pubblico, che nel mio caso era praticamente inesistente. Prima di questa esperienza non parlavo tanto o lo facevo solo se necessario e per questo avevo il terrore delle interrogazioni.

Grazie alle lezioni delle professoresse ho iniziato a parlare molto più del solito e nel modo giusto. Le attività che stiamo facendo al Debate mi stanno aiutando e sono migliorato molto a scuola e per questo sono felice di parteciparvi.

Per chi non partecipa al  PON Debate potrebbe sembrare un’attività extrascolastica come le altre, ma posso assicurarvi che non è così. Le cose che si apprendono dibattendo con altre persone sono la base della nostra vita. Dopotutto le cose che facciamo ora ci torneranno utili in qualsiasi ambito lavorativo, sociale, culturale. Quindi oltre a essere un’attività extrascolastica, è un’attività per la formazione di ognuno di noi che potrebbe influenzare anche il nostro carattere. E per esempio a me è già successo.

La timidezza piano piano sparisce, il disagio si dimentica, e si pensa solo al nostro obiettivo ovvero essere più bravi degli altri e trovare argomenti più forti di quelli dei nostri avversari. Qualsiasi altro sentimento in quel momento viene spazzato via dal forte desiderio di competizione. Persone molto timide e chiuse ora riescono a interagire con altri ragazzi e ragazze, che vedono solo una sola volta alla settimana, senza alcun problema.

Gli studenti invece un pochino più aperti riescono, grazie a questa preparazione, ad esprimersi meglio e a dire quello che pensano senza troppi giri di parole, trovando sempre la parola giusta per esprimere un concetto, cosa che molto probabilmente prima di quest’attività non riuscivano a fare. Infatti già nelle prime lezioni superare i nostri problemi comunicativi e di interazione sono stati l’obiettivo delle insegnanti.

In questo momento sicuramente tutti hanno avuto un miglioramento, chi più chi meno, ma nessuno è stato lasciato indietro. La classe che si è creata sta avendo un miglioramento collettivo grazie anche all’aiuto che ci diamo l’uno con l’altro.

Ovviamente aiutandoci anche tra di noi si riesce a migliorare molto più velocemente probabilmente perché il tipo di spiegazione che ci dà un nostro compagno è diverso da quello delle insegnanti, e a volte è anche più comprensibile.

Una cosa da non sottovalutare è la preparazione delle nostri insegnanti, che per ogni piccola difficoltà sono lì ad aiutarci e ovviamente sanno sempre cosa dire, quando dirlo, usando anche parole più semplici per spiegare un concetto complicato. Questo è successo anche durante una delle ultime lezioni quando siamo stati aiutati a capire un complesso di regole legate a un Debate di una finale nazionale, fatto da persone molto più esperte con una preparazione superiore alla nostra. Si cerca il più possibile di avvicinarsi a quel livello: posso dire con certezza che siamo già a un buon punto.

Anche se c’è ancora molta strada da fare sicuramente non ci faremmo abbattere dalle difficoltà che incontriamo.

 

Il parere di Benedict

 

Posso assicurarvi che quest’attività mi ha aiutato moltissimo. Per prima cosa ho quasi abbandonato del tutto la paura di parlare in pubblico visto che parliamo in continuazione davanti agli altri. Questo mi ha aiutato molto anche ad arricchire il mio lessico e a riuscire a dire quello che ho in mente senza fare troppi giri di parole. Per esempio le mie interrogazioni sono migliorate proprio grazie a quest’attività e anche se la mia preparazione non è perfetta comunque riesco a usare le cose che so al meglio senza “incartarmi” perché non ricordo una parola. Inoltre se non ricordo molto bene una cosa riesco a portare l’attenzione solo su ciò che so, dicendolo senza mostrare debolezze nel discorso. Facendo questo, chi mi ascolta avrà l’impressione che quello che devo sapere lo so molto bene. Inoltre riesco ad esprimermi in modo molto più chiaro e comprensibile.

In secondo luogo ho l’impressione che questa preparazione mi sarà molto utile anche al di fuori della scuola, che un giorno finirà e si dovranno usare le conoscenze acquisite del mondo del lavoro.

Recentemente mi è accaduto di parlare di lavoro con un adulto e sono riuscito ad interagire con la persona che avevo di fronte senza alcun problema o timore. Mi sono espresso al meglio dicendo quello che sapevo.

In terzo luogo ho appreso l’arte del dare importanza alle parole che si dicono. Da come dici una cosa si capisce subito se la sai, se pensi di saperla o se non sai nemmeno di cosa stai parlando. Dare importanza alle parole che si dicono è importantissimo: il modo in cui le dici influenza le persone che ti stanno ascoltando. Si faranno subito un impressione di te, che ovviamente potrà essere buona ma anche cattiva. Questa cosa è molto difficile da apprendere, ci sono persone anche adulte che non riescono a dare la giusta importanza a cosa dicono.

Da questo punto di vista l’attività che stiamo facendo è una delle cose più utili che abbia mai fatto.

Consiglio quest’attività a tutti: non importa quanto tu ti senta bravo/a o lo sei, ci sarà sempre qualcosa che potrai imparare o diventare più bravo/a a fare.

 

       

                                                                 Benedict Cazacu, Thomas Palermo, Giovanni Tilocca classe 4DI

 

 

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