Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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L’Afghanistan e i diritti. Gli studenti dell’Itis Cardano incontrano Walimohammad Atai

AUTORI
Giulia Begliossi e Andrea Faruffini, classe 3CI
Ultima modifica: 1 mese fa

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L’Afghanistan e i diritti 

Gli studenti dell’Itis Cardano incontrano  Walimohammad Atai

Immaginate di essere una ragazza, di svegliarvi e di non poter uscire di casa se non coperta da capo a piedi, con un velo sulla testa che nasconde tutta la faccia ma lascia uno spiraglio, una piccola rete rettangolare davanti agli occhi per poter guardare la realtà dei fatti.

Ora immaginate di essere un bambino che va a scuola sapendo che potrebbe morire da un giorno all’altro, per colpa della guerra e delle armi, ma che sarà lodato da Dio.

Questa è l’atroce realtà in Afghanistan, quello che vivono le donne e i bambini, bambini picchiati a morte se non ubbidiscono, donne picchiate e maltrattate se fanno troppo rumore mentre camminano.

Tutti questi episodi purtroppo fanno parte della realtà ABITUALE dell’Afghanistan; a raccontarcelo è l’attivista e scrittore afgano Walimohammad Atai, autore di diversi libri tra cui “Ho rifiutato il Paradiso per non uccidere” e  “L’Afghanistan alla ricerca della pace”.

Atai, accompagnato dalla moglie Homaira Ebad, incontra gli studenti dell’Itis Cardano riuniti in Aula Magna, giovedì 1 febbraio. La sua storia è toccante: ci spiega che le donne sono escluse dall’istruzione perché, private di educazione e formazione, è più facile sottometterle e imporre loro la completa ubbidienza. Se fossero libere di parlare e di manifestare il loro pensiero, certamente non manderebbero i propri figli a morire, esatto a morire. Infatti i bambini (l’altro anello debole della società afghana) vengono mandati in “scuole” dove imparano a fare i kamikaze e a sparare, dove l’alfabeto viene insegnato con i nomi delle armi da fuoco. Vengono istruiti, fin da piccoli, a come “trattare” le donne, dicendo che in verità è Dio a stabilire differenze tra i generi e che bisogna rispettare la sua volontà. Il nostro ospite ci racconta di come abbia partecipato alla lapidazione di una donna, rea di essersi ribellata, perché questo è ciò che viene ritenuto giusto nell’Afghanistan dei Talebani.         

  

Ma l’Afghanistan è sempre stato così? No, l’Afghanistan non è sempre stato così; anzi circa 60 anni fa era un Paese molto funzionale. Il degrado è iniziato dopo l’invasione sovietica del 1979, la successiva presa di potere dei Talebani, fondamentalisti islamici, e il seguente ventennio che ha visto il Paese teatro di guerre, civili fra fazioni e internazionali contro il terrorismo. Nel 2021, dopo il ritiro delle forze occidentali, i Talebani sono saliti definitivamente al potere e hanno iniziato ad escludere le donne dalla società, seppur lentamente: prima le hanno escluse dalla politica; poi è stato violato il loro diritto all’istruzione e a svolgere semplici attività all’aperto, come praticare sport; dopo è stato loro proibito andare in giro con il viso scoperto e infine non è stato loro permesso lavorare se non per organizzazioni governative.

Walimohammad Atai, da sempre impegnato a favore del rispetto dei diritti umani, fuggito dall’Afghanistan in seguito ad un attentato e perché accusato dai Talebani di essere una spia dell’Occidente, continua oggi con coraggio il suo capillare lavoro di informazione e di dialogo interculturale. Lo stesso coraggio con cui noi possiamo diventare non solo i portavoce ma anche le casse di risonanza del suo messaggio di solidarietà e giustizia.

Ringraziamo Walimohammad Atai e sua moglie per l’emozionante testimonianza che rimarrà a lungo nella nostra mente e la prof.ssa Anna Paola Arisi Rota per aver reso possibile l’incontro.

Giulia Begliossi e Andrea Faruffini, classe 3CI

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