21 aprile 2025 ore 9:47
In questo momento il cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell dà l’annuncio della scomparsa di Papa Francesco. È un momento di enorme sconforto per tutti i credenti e i laici che, la mattina del 26 aprile, hanno riempito Piazza San Pietro per l’ultimo commosso saluto al pontefice.
I funerali sono stati celebrati dal decano del collegio cardinalizio Giovanni Battista Re: erano presenti 220 cardinali e 750 vescovi, autorità religiose e civili di varie parti del mondo, in totale più di duecentocinquantamila persone.
Ma chi era Papa Francesco?
Jorge Mario Bergoglio nasce nella capitale argentina il 17 dicembre 1936, figlio di genitori piemontesi emigrati nelle Americhe. Il padre era un ragioniere impiegato nelle ferrovie, la madre si occupava dell’educazione dei cinque figli.
Diplomatosi come tecnico chimico, sceglie poi la strada del sacerdozio entrando nel seminario diocesano. L’11 marzo 1958 passa al noviziato della Compagnia di Gesù. Completa gli studi umanistici in Cile e nel 1963, tornato in Argentina, si laurea in filosofia al collegio San Giuseppe a San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fé e nel 1966 insegna le stesse materie nel collegio del Salvatore a Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 studia teologia laureandosi sempre al collegio San Giuseppe.
Il 13 dicembre 1969 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo Ramón José Castellano. Prosegue quindi la preparazione tra il 1970 e il 1971 in Spagna, e il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei gesuiti. Di nuovo in Argentina, è maestro di novizi a Villa Barilari a San Miguel, professore presso la facoltà di teologia, consultore della provincia della Compagnia di Gesù e rettore del Collegio.
Il 31 luglio 1973 viene nominato provinciale dei gesuiti dell’Argentina. Sei anni dopo riprende il lavoro nel campo universitario e, tra il 1980 e il 1986, è di nuovo rettore del collegio di San Giuseppe, oltre che parroco ancora a San Miguel. Nel marzo 1986 si reca in Germania per ultimare la tesi dottorale; quindi i superiori lo inviano nel collegio del Salvatore a Buenos Aires e poi nella chiesa della Compagnia nella città di Cordoba, come direttore spirituale e confessore.
È il cardinale Quarracino a volerlo come suo stretto collaboratore a Buenos Aires. Così il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno riceve nella cattedrale l’ordinazione episcopale proprio dal cardinale. Come motto sceglie Miserando atque eligendo e nello stemma inserisce il cristogramma ihs, simbolo della Compagnia di Gesù. È subito nominato vicario episcopale della zona Flores e il 21 dicembre 1993 diviene vicario generale. Dunque, nessuna sorpresa quando, il 3 giugno 1997, è promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Passati neppure nove mesi, alla morte del cardinale Quarracino gli succede, il 28 febbraio 1998, come arcivescovo, primate di Argentina, ordinario per i fedeli di rito orientale residenti nel Paese, gran cancelliere dell’Università Cattolica.
Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo crea cardinale, del titolo di san Roberto Bellarmino. Nell’ottobre 2001 è nominato relatore generale aggiunto alla decima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata al ministero episcopale. Intanto in America latina la sua figura diventa sempre più popolare. Nel 2002 declina la nomina a presidente della Conferenza episcopale argentina, ma tre anni dopo viene eletto e poi riconfermato per un altro triennio nel 2008. Intanto, nell’aprile 2005, partecipa al conclave in cui è eletto Benedetto XVI.
Come arcivescovo di Buenos Aires — tre milioni di abitanti — pensa a un progetto missionario incentrato sulla comunione e sull’evangelizzazione. Quattro gli obiettivi principali: comunità aperte e fraterne; protagonismo di un laicato consapevole; evangelizzazione rivolta a ogni abitante della città; assistenza ai poveri e ai malati. Invita preti e laici a lavorare insieme. Nel settembre 2009 lancia a livello nazionale la campagna di solidarietà per il bicentenario dell’indipendenza del Paese: duecento opere di carità da realizzare entro il 2016. E, in chiave continentale, nutre forti speranze sull’onda del messaggio della Conferenza di Aparecida nel 2007, fino a definirlo «l’Evangelii nuntiandi dell’America Latina».
Viene eletto Sommo Pontefice il 13 marzo 2013.
Dopo una breve meditazione tenuta dal cardinale Prosper Grech ebbe luogo la prima votazione, che non era scontato avvenisse in giornata. Il primo scrutinio diede esito negativo, con fumata nera alle 19:41. Il secondo e il terzo scrutinio, la mattina del 13 marzo, diedero esito negativo, con fumata nera alle 11:38. Dopo la pausa per il pranzo si tenne, nel primo pomeriggio, il quarto scrutinio che diede esito negativo.
Alle 19:06 del 13 marzo, dopo il quinto scrutinio, dal comignolo della Sistina si levò la fumata bianca. Poco più di un’ora dopo, alle 20:12, il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran, con la tradizionale locuzione Habemus Papam, annunciò l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, che scelse il nome di Francesco. Secondo Maria Antonietta Calabrò l’elezione di Bergoglio sarebbe stata frutto di un accordo fra i cardinali della curia romana (il decano Angelo Sodano, anche se non elettore, Giovanni Battista Re, Tarcisio Bertone) e i cardinali americani per contrastare la candidatura di Angelo Scola.
Da tutti Papa Francesco verrà ricordato da tutti come il difensore dei deboli, il sostenitore della pace e il promotore di un’economia che sia con i poveri e per i poveri, come ha anche affermato
“La sfida della realtà chiede anche la capacità di dialogare, di costruire ponti al posto dei muri. Questo è il tempo del dialogo, non della difesa di rigidità contrapposte.” (Videomessaggio del Santo Padre per la V edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, 27/11/2015)
Questa è solo una delle tantissime frasi enunciate da Papa Francesco durante il suo operato, caratterizzato dalla ricerca del dialogo per instaurare la pace.
“Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo.” (Invocazione per la Pace, 8 giugno 2014)
L’INTERVISTA
Per comprendere meglio la personalità e l’operato di papa Francesco, abbiamo intervistato Monsignor Battista Ricca, collaboratore del pontefice.
D. “Appena ricevuta la nomina, lo stile di Papa Francesco non è stato gradito da alcuni teologi, intellettuali ed ecclesiastici di stampo più tradizionalista. Ma la strada percorsa dalla Chiesa durante il pontificato di Francesco è stata molto diversa rispetto a quella percorsa durante i pontificati precedenti o c’è stata anche molta continuità?”
R. “C’è stata continuità in quello che ha insegnato. Ogni papa ha il compito di avere fede e trasmettere gli insegnamenti di Dio ai fedeli, lo stile di un pontefice dipende dalla cultura, dal carattere, dal temperamento della persona. Ogni persona ha uno stile diverso e unico, ma questo favorisce la trasmissione del messaggio”.
D.“Dopo un pontificato lungo 12 anni, si può affermare che lo stile della Chiesa sia mutato? È iniziato qualche processo irreversibile?”
R.“Penso di sì, il papa buono (Giovanni XXIII), quando fece il Concilio, fu rimproverato da molti di alterare la tradizione, ma a cambiare non è il Vangelo, siamo noi che evolviamo e cambiamo il modo di recepire il messaggio di Cristo”.
D.“Studiosi e credenti dalla mentalità più chiusa si sono ricreduti e hanno aperto i loro cuori agli insegnamenti del papa?”
R.“Né i fedeli con il cuore chiuso, né quelli che sembravano avere una mentalità propensa ai messaggi di papa Francesco hanno applicato quello che diceva il pontefice: solo le persone umili e semplici ci riescono. Purtroppo però le persone che pesano all’interno della società e dell’economia hanno mostrato rispetto ma dentro provavano avversione all’insegnamento, il loro comportamento é stato solo di facciata. Basti pensare ai migranti e al commercio delle armi”.
D.“Rispetto al ruolo dei laici e delle donne nella Chiesa, in cosa vede visibili e reali cambiamenti nell’azione di questo pontificato? Il sacerdozio femminile resterà impossibile per la Chiesa Cattolica, quando la Chiesa Anglicana ha consacrato una donna addirittura vescovo?”
R. La cultura per la donna è cambiata molto. Noi, al Vaticano, abbiamo donne ai vertici, una delle più grandi congregazioni di religiosi ha come prefetto una donna e come segretario un cardinale. Ora ci sono anche delle donne che contribuiscono a delineare la personalità dei candidati vescovi. Io credo che sia difficile prendere in considerazione il sacerdozio femminile, perché nel vangelo non c’è. Pensiamo per esempio all’India: in India l’alimento principale è il riso, mentre in Oriente è il pane, ma in India non facciamo l’eucaristia con il riso, anche lì la celebriamo con il pane per mantenere l’insegnamento trasmesso da Gesù agli apostoli. Gli anglicani hanno un vescovo donna, ma questa chiesa è soggetta al potere politico”.
D. “Papa Francesco ha sempre affermato di volere una Chiesa povera per i poveri e di desiderare di portare la pace. Secondo lei ci è riuscito? Per me, e per innumerevoli altri credenti sì. In cosa riscontra differenze rispetto ai suoi predecessori? Come Francesco è riuscito a portare pace e a trasmettere serenità, amore e uguaglianza tra gli uomini?”
R. “Più che portare pace, ha fatto presente il concetto di pace in ogni sua parola e questo è estremamente importante. Oggi ci si ammazza per niente, il papa ha avuto il merito di richiamare la gente e di condividere e diffondere l’importanza del dialogo e della pace tra le persone”.
D. “Il Papa si è proposto di rinnovare profondamente gli assetti finanziari e della curia. Come valuta l’azione di questo Pontefice nell’intervenire concretamente nella struttura della Chiesa? Quali sono state secondo lei gli interventi più importanti?
R. “Francesco ha portato notevoli ed importanti cambiamenti: una grande riforma riguarda il Sinodo, l’assemblea dei rappresentanti dell’episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i suoi consigli il papa nel governo della Chiesa. Prima era riservato solo ai vescovi, ora partecipano anche laici e donne e il loro voto ha lo stesso valore degli ecclesiastici. Ci sono state poi tante altre riforme, alcune riguardanti anche il lato economico-finanziario, il Vaticano infatti ha poche istituzioni ma adotta le leggi finanziarie internazionali. Non è inoltre da dimenticare che papa Francesco predicava la povertà ed è stato egli stesso il primo a privarsi di possedimenti e a donare tutto ciò che gli apparteneva”.
Sara Grignani, 4ALS
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

