Visita guidata alla mostra: “Pavia 1525: le arti nel Rinascimento e gli Arazzi della battaglia”.

Il 4 dicembre 2025 la classe 3DLS, accompagnati dalla prof.ssa Fabiana Borrelli, ha visitato la mostra dedicata alla Battaglia di Pavia allestita nelle sale dei Musei Civici del Castello Visconteo, in occasione del cinquecentenario della battaglia di Pavia. Oggi il Castello Visconteo è uno dei principali luoghi culturali della città, ospita i Musei Civici, diretti dalla dott.ssa Laura Aldovini.
Nelle diverse sezioni sono presenti collezioni che spaziano dall’archeologia alla pittura, dalla scultura alla storia medievale e rinascimentale. Circondato dal giardino che un tempo faceva parte del vasto “Parco Visconteo”, il Castello continua a raccontare, attraverso le sue mura, secoli di storia, incarnando il legame profondo tra Pavia, il suo passato nobiliare e la sua tradizione culturale.
La visita è stata condotta da una guida della Cooperativa Dedalo, la dott.ssa Sabrina Caffi, che ha accompagnato la classe attraverso le sale per scoprire le opere del Cinquecento lombardo e l’esposizione degli arazzi.

La mostra è collocata nella Pinacoteca Malaspina, intitolata a Luigi Malaspina di Sannazzaro (1754-1835), nobile collezionista pavese, cui si deve la fondazione del primo museo di Pavia aperto al pubblico: lo Stabilimento di Belle Arti, con sede in piazza Petrarca, ideato per presentare, oltre a un prezioso nucleo di stampe e disegni, anche una serie di oggetti d’arte applicata, divisi per materiale e tipologia, e una selezione di dipinti che documentano lo sviluppo della storia dell’arte italiana dai tempi di Giotto al Settecento, con intento prevalentemente didattico.
La guida ha accompagnato la classe nell’osservazione di opere del medesimo periodo storico-artistico.
Tra le principali opere esaminate troviamo:
La Pala Bottigella, dipinto rinascimentale di Vincenzo Foppa, realizzata tra il 1477 e il 1487 circa. Rappresenta una Sacra Conversazione: al centro domina la Vergine col Bambino in trono, solenne e composta, affiancata da santi disposti simmetricamente ai lati, immersi in un dialogo silenzioso e contemplativo. Lo spazio è costruito con grande attenzione alla prospettiva e alla luce, che modella le figure con volumi solidi e realistici, tipici dello stile di Foppa. I personaggi hanno espressioni calme, quasi sospese nel tempo, e trasmettono un forte senso di equilibrio e spiritualità raccolta. L’architettura di sfondo, semplice ma rigorosa, contribuisce a dare profondità e ordine alla scena.

La Pala di Sant’Agostino, raffigura Sant’Agostino in cattedra, seduto frontalmente, in atteggiamento solenne, come dottore della Chiesa. Indossa le vesti episcopali, regge i simboli della sua autorità spirituale e domina la scena con una presenza solenne e ieratica.
Ai suoi piedi compaiono i donatori, più piccoli nelle dimensioni, inginocchiati in atteggiamento di devozione: un chiaro segno della gerarchia spirituale medievale. Il fondo dorato e la rigidità delle pose rimandano al gotico di tradizione veneziana, con figure poco naturalistiche ma fortemente simboliche. L’opera comunica autorità, sacralità e dottrina, più che emozione. Sant’Agostino qui sovrasta lo spettatore al posto di comunicare con lui.

Il Coro ligneo commissionato dai monaci di San Girolamo. Realizzato in legno di noce e pioppo, con decorazioni a intarsio e pittura. Gli stalli sono otto nel primo ordine e dieci nel secondo. Gli stalli inferiori presentano una struttura semplice e lineare, con sedili divisi da pannelli laterali e schienali decorati a intarsio; la seduta è chiusa superiormente da un profilo concavo.Il secondo ordine è più riccamente decorato: i postergali sono incorniciati da paraste scanalatee sormontati da una voluta centrale, mentre la decorazione è prevalentemente dipinta. L’insieme è concluso da una trabeazione composta da cornici sovrapposte, un fregio dipinto e un cornicione aggettante. Prevalgono motivi profani e classici rispetto a simboli propriamente sacri. Le tecniche esecutive variano tra intaglio, intarsio e pittura, utilizzate in modo differenziato nei due ordini, contribuendo a un effetto di articolata ricchezza formale dell’insieme.

Con grande stupore la classe è arrivata nella sala che ospita il modello ligneo del Duomo di Pavia, realizzato da Cristoforo Rocchi e Giovan Pietro Fugazza, Il modello è realizzato con legni diversi (cipresso, noce, larice, ciliegio e pioppo) ed è interamente intagliato. È conservato presso i Musei Civici di Pavia, in deposito dalla Fabbriceria della Cattedrale. L’opera riproduce l’assetto completo della chiesa: navata centrale e laterali, transetto, presbiterio, cappelle, e soprattutto la grande cupola centrale impostata su pilastri, elemento dominante dell’intero impianto.
La pianta è centrale, con articolazione complessa degli spazi e una struttura fortemente simmetrica, che riflette un progetto unitario e monumentale. Grande attenzione è riservata anche all’articolazione esterna: il modello mostra una facciata riccamente scandita da ordini architettonici sovrapposti, paraste, trabeazioni e un ricco apparato decorativo. Sono presenti loculi, nicchie, pinnacoli e contrafforti, che contribuiscono a un effetto plastico molto marcato.
La decorazione comprende rilievi figurati e motivi classici, inseriti in modo ordinato all’interno della struttura architettonica. Il modello rappresentava non solo una rappresentazione tridimensionale, ma un vero e proprio strumento di progettazione, utile per visualizzare e definire le scelte architettoniche prima della realizzazione.
Le fonti documentarie indicano che il modello subì ripensamenti e revisioni, probabilmente legati all’evoluzione del cantiere e al confronto tra diversi maestri coinvolti nella costruzione del Duomo. Infine, viene evidenziato che alcune soluzioni decorative e strutturali del modello trovano confronti con l’architettura lombarda del tempo, in particolare con cantieri come la Certosa di Pavia, e che l’opera testimonia il passaggio verso un linguaggio pienamente rinascimentale, fondato su equilibrio, monumentalità e centralità dello spazio.

Dopo la prima parte della visita la classe ha continuato il percorso raggiungendo la grande sala adibita all’esposizione degli arazzi. Questi ultimi sono stati prestati dal Museo di Capodimonte di Napoli ed esposti al Castello Visconteo in occasione della mostra.
Prima di descrivere la mostra, è opportuno citare i curatori: Francesco Frangi, Pietro Cesare Marani, Mauro Natale e Laura Aldovini.
Gli arazzi vennero realizzati su disegno del pittore fiammingo Bernard van Orley e tessuti dalla manifattura di Jan Willem Dermoyen; spiccano per le loro dimensioni (4.50 m x 9,00 m) e per la loro particolare e minuziosa descrizione delle scene.La battaglia di Pavia venne innescata dalla contesa tra l’imperatore Carlo V d’Asburgo e il re Francesco I e segnò particolarmente quelli che sarebbero stati i successivi assetti dei territori europei. Inoltre, segnò un’importante evoluzione nel campo strategico-militare, costituita dall’impiego dell’archibugio di recente invenzione che portò al regno spagnolo la vittoria.
L’assedio iniziale fu condotto dal capo della fazione francese, che attaccò la città per mesi e accampò letruppe nei pressi del castello di Mirabello. Il contrattacco decisivo imperiale avvenne il 24 febbraio1525 sfruttando le condizioni atmosferiche e l’uso massiccio di artiglieria, che portarono alla sconfitta della cavalleria francese. Le scene rappresentate negli arazzi raffigurano sempre le truppe imperiali vincenti, questo poiché committenza e produzione sono di ambito imperiale, gli arazzi furono commissionati da Carlo V in persona.
Nelle scene prevale una minuziosa rappresentazione del paesaggio con l’uso di colori sgargianti tipici dello stile fiammingo, quali il rosso, il blu e il giallo. Delle scene raffigurate la classe ha particolarmente apprezzato: la cattura di Francesco I; la rappresentazione del marchese di Pescara in posa militare; il Castello di Mirabello sullo sfondo del quinto arazzo; la dama in rosso nel vivo dello scontro ed infine la fuga disordinata e mal riuscita delle truppe francesi sulle sponde del Ticino. L’arazzo che ha maggiormente affascinato gli studenti è quello che rappresenta la cattura di Francesco I, sovrano di Francia, perché mostra uno dei principali momenti della battaglia con particolare attenzione all’espressività emotiva e ai dettagli nella realizzazione dell’armatura. Nello stesso arazzo sono presenti anche le notevoli figure di Carlo di Borbone e del marchese di Pescara.

Il Castello Visconteo di Pavia rappresenta una delle più significative testimonianze del potere signorile in Lombardia tra Medioevo e Rinascimento. La sua costruzione ebbe inizio nel 1360, per volontà di Galeazzo II Visconti, membro della potente famiglia che governava il Ducato di Milano. La scelta di Pavia non fu casuale: la città, antica capitale del Regno longobardo e importante centro universitario, era considerata un luogo strategico sia dal punto di vista politico sia culturale.Il castello venne concepito fin dall’inizio come una residenza di prestigio, più che come una semplice struttura difensiva. Pur dotato di elementi militari, come alte mura, torri angolari e un ampio fossato, l’edificio era pensato per accogliere la vita di corte. Le sue sale erano decorate con affreschi; gli spazi erano organizzatisecondo criteri di eleganza e funzionalità, e i cortili interni permettevano una vita raffinata, in linea con le ambizioni della signoria viscontea. Uno degli aspetti più straordinari del Castello Visconteo fu la grande biblioteca voluta da Galeazzo II, che raccolse centinaia di manoscritti di autori classici, testi giuridici, opere scientifiche e letterarie. Questa biblioteca divenne un centro di studio di fama europea e rappresenta un simbolo del ruolo culturale che Pavia rivestiva nel Trecento. Non a caso, il castello era in stretto rapporto con l’Università di Pavia, favorendo la presenza di studiosi, giuristi e intellettuali alla corte viscontea.
Durante il dominio dei Visconti, il Castello fu il cuore della vita politica e amministrativa della città. Qui risiedevano i signori, si prendevano decisioni fondamentali per il ducato e si svolgevano cerimonie ufficiali. Con il passaggio del potere agli Sforza nel XV secolo, il Castello Visconteo mantenne un ruolo di primo piano, continuando a essere utilizzato come residenza e sede di rappresentanza, sebbene il centro del potere si spostasse progressivamente verso Milano. A partire dal XVI secolo, con le guerre. Con i conflitti che interessarono la Lombardia e con le successive dominazioni straniere, il castello iniziòun periodo di progressivo declino. Subì saccheggi e modifiche strutturali, che ne alterarono l’aspetto originario. Parti dell’edificio furono distrutte e altre adattate a usi militari o amministrativi, perdendo la funzione di dimora signorile. Nei secoli successivi, il Castello Visconteo fu utilizzato per scopi diversi, tra cui magazzino e caserma, fino a quando non si sviluppò una nuova sensibilità verso la tutela del patrimonio storico. Tra XIX e XX secolo iniziarono importanti interventi di restauro, che permisero di recuperare e valorizzare ciò che restava dell’antica struttura.

A completamento di questo lavoro di approfondimento sulla Battaglia di Pavia, la classe 3DLS nel corso di Disegno e storia dell’arte con la prof.ssa Giovanna Nicifero, ha realizzato delle tavole grafiche colorate, con il metodo della quadrettatura, in cui sono riprodotti dettagli degli Arazzi.
Di seguito si propongono le immagini di alcuni dei lavori.








Alunni della classe 3DLS: Amedeo Attardo, Giorgia Badiali, Lavinia Bertolucci, Alessandro Bianchi, Nicola Biondo, Arturo Bolognesi, Pietro Coccia, Francesco Colagiovanni, Silvia Cordara, Federico Fava, Marco Granata, Fatou Gueye, Stefano Mittiga, Matteo Pilla, Giorgia Riccardi, Federico Rona, Manuel Tagliente, Pietro Trovati, Elena Vaduva.
Alessandro Bianchi, Pietro Coccia, Federico Fava, classe 3DLS
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

