Negli ultimi giorni la bozza delle nuove indicazioni nazionali per i licei, proposta dal Ministero dell’Istruzione, ha acceso un duro dibattito nel mondo della scuola e dell’università: sono state proposte delle nuove linee guida che indirizzano i programmi e, in particolare, ha fatto discutere la revisione dei programmi di filosofia. La rimozione di filosofi come Spinoza o Karl Marx, e la riduzione di Kant al solo “problema della conoscenza”, non è una semplice sforbiciata al programma, ma rischia di annullare lo studio di pensatori che hanno fatto la storia, privando gli studenti degli strumenti fondamentali per lo sviluppo del pensiero critico. La scelta di un programma scolastico, d’altronde, è sempre una scelta politica e culturale, perché decide quali idee debbano essere considerate fondamentali per la crescita dei futuri cittadini. Di fronte alle nuove indiczioni ci siamo chiesti: “Che modello culturale di cittadino si vuole perseguire?”.
Per comprendere fino in fondo la profondità della questione, ci siamo confrontati con il nostro docente di filosofia, il professor Alessandro.
Studenti: Professore, partiamo dall’aspetto che salta subito all’occhio confrontando i testi: il drastico ridimensionamento dei giganti della filosofia moderna, a partire da Immanuel Kant. Cosa cambia concretamente?
Professor Alessandro: La differenza rispetto al passato è netta. Nella scorsa programmazione scolastica si leggeva: “Riguardo alla filosofia moderna e al problema della conoscenza con riferimento almeno a Cartesio, Hume e in modo particolare a Kant”. Nella nuova normativa lo studio si declassa: Kant diventa oggetto di studio fondamentale solamente per il problema della conoscenza. Si tratta di una riduzione fortemente penalizzante. Kant è un pilastro imprescindibile per il pensiero moderno, non solo per la gnoseologia, ma per la sua riflessione sulla ragione critica e sull’autonomia morale. Ridurlo a una sola tematica significa mutilare la comprensione del suo pensiero.
S: Oltre ai ridimensionamenti, ci sono delle sparizioni che colpiscono la storia del pensiero occidentale. Parliamo di Spinoza e di Marx. Qual è il prezzo di queste esclusioni?
PA: Il prezzo è altissimo in termini di strumenti culturali a disposizione degli studenti. Prendiamo Spinoza: la sua è una riflessione radicale e attualissima sulle tematiche della vita, della religione e della libertà. Toglierlo significa privare i ragazzi di un modello straordinario di tolleranza e laicità. Per quanto riguarda Marx, parliamo di un autore che, oltre a essere un grande filosofo, è stato un economista. Il suo studio permette di comprendere le dinamiche e il rapporto tra potere, lavoro ed economia. Elementi macroscopici che non possono essere ignorati se vogliamo che la scuola formi cittadini consapevoli della realtà in cui vivono. Inoltre, la bozza mostra incoerenza nel momento in cui Marx scompare dall’elenco dei filosofi da studiare nel quarto anno, eppure, scorrendo il testo, viene inserito come oggetto di studio obbligatorio il “Marxismo”. È un controsenso metodologico: si richiede lo studio di una corrente o di un argomento senza però fornire agli studenti le basi teoriche e l’autore di riferimento per poterlo comprendere. Purtroppo, quello di Marx non è l’unico caso in cui si riscontra questa dinamica di “contenuti senza fondamenta”.
S: Di fronte a queste linee guida, qual è la sensazione prevalente tra i docenti? Si tratta di un tentativo di controllo o di una clamorosa disattenzione?
PA: Il testo lascia spazio a interpretazioni molto ambigue. Noi docenti pensiamo e speriamo che tutto questo sia stato causato semplicemente da una svista, da una mancanza di accuratezza nella stesura dei programmi da parte del Ministero. L’alternativa potrebbe essere la volontà di lasciare una totale e libera interpretazione ai singoli docenti. Tuttavia, muoversi in un quadro così confuso e privo di coordinate chiare non aiuta: l’effetto immediato e diffuso tra chi insegna è, inevitabilmente, un forte senso di sconforto. L’unica nota davvero favorevole di questa bozza è l’introduzione formale e obbligatoria delle filosofe donne all’interno del percorso di studi. È un passo avanti fondamentale e atteso da tempo, che permette finalmente di restituire il giusto spazio a pensatrici straordinarie che hanno segnato la storia della filosofia, offrendo agli studenti una visione più completa, inclusiva e ricca del pensiero umano.
Alessandro Bianchi, Sara Grignani, 5ALS
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

