Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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Gaza, speranza di pace

AUTORI
Sara Grignani, classe 4 ALS
Ultima modifica: 2 anni fa

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(La guerra in Palestina, notizie del periodo 16 gennaio 2025)

“Gaza, speranza di pace” questo è il titolo che oggi, 16 gennaio, si trova in prima pagina su “Repubblica” e in tutti gli altri quotidiani. È stato confermato un accordo di tregua nella Striscia di Gaza tra Hamas e Israele, che si articola in tre fasi. La prima consiste in un cessate il fuoco in Palestina per le prossime sei settimane; in questi 42 giorni, inoltre, dovranno essere rilasciate 33 ostaggi israeliani in cambio di circa un migliaio di prigionieri palestinesi e le truppe israeliano dovranno avviare un ritiro in alcune aree della regione di Gaza. L’allontanamento dei soldati permetterebbe alla popolazione palestinese di tornare nel nord della Striscia, attraversando il cosiddetto corridoio Philadelphia, cioè la regione tra Gaza e Egitto, consentendo anche l’entrata di ulteriori aiuti umanitari.

La seconda fase prevede la liberazione dei rimanenti ostaggi israeliani in cambio di altri prigionieri palestinesi e il completo ritiro delle truppe israeliane da Gaza.

Durante la terza fase verranno restituiti alle famiglie i corpi degli ostaggi israeliani e si inizierà a ideerà un piano di ricostruzione in Cisgiordania e nella Striscia, che probabilmente richiederà il contributo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e della popolazione civile.

La prima fase, dovrebbe avere inizio il 19 gennaio, ultimo giorno di governo del presidente americano Biden prima di essere sostituito con Trump; le successive due fasi, invece, dipendono dalla riuscita della prima e i dettagli devono ancora essere definiti.

L’accordo è stato raggiunto dopo mesi di trattative internazionali, accelerate nelle ultime settimane dalla spinta degli Stati Uniti. Molto importanti infatti sono stati il presidente Biden e il segretario di Stato Blinken, oltre al collaboratore di Trump, Steve Witkoff. Non è da dimenticare anche l’impegno diplomatico e mediatico del Qatar e della Turchia.

 

La guerra in Palestina, che ha caratterizzato la regione mediorientale per più di un secolo, è una delle più complesse e dolorose controversie geopolitiche della storia moderna. Negli ultimi mesi, il conflitto ha visto un’escalation significativa, ma per comprendere appieno gli eventi recenti è fondamentale esaminare le radici storiche di questa lunga disputa tra israeliani e palestinesi, che affonda le sue origini nel XIX secolo e si è intensificata nel XX secolo con la nascita dello Stato di Israele e la successiva questione dei territori contesi.

Il conflitto israelo-palestinese nasce da una combinazione di fattori storici, religiosi e politici che risalgono a secoli prima della fondazione di Israele nel 1948. La Palestina, situata nel cuore del Medio Oriente, è stata storicamente abitata da diverse comunità, tra cui arabi musulmani, cristiani e ebrei. Durante l’impero ottomano, che ha governato la regione per circa 400 anni, la Palestina era una provincia relativamente tranquilla, sebbene la presenza ebraica fosse numericamente modesta.

All’inizio del XX secolo, con la fine dell’occupazione ottomana e la crescente tensione tra le potenze coloniali europee, inizia a emergere il movimento sionista, che chiedeva un “focolare nazionale ebraico” in Palestina. Questa ideologia fu sostenuta da un crescente numero di ebrei europei, spinti dalle persecuzioni antisemite che affliggevano le loro comunità. Dall’altro lato, la popolazione araba palestinese, che costituiva la maggioranza nel territorio, si sentiva minacciata da un crescente afflusso di immigrati ebrei e dalla possibilità di perdere il controllo della propria terra.

Nel 1917, la Dichiarazione Balfour, espressa dal governo britannico, supportò l’idea di un “focolare nazionale” per gli ebrei in Palestina, ma senza compromettere i diritti della popolazione araba. Questo, tuttavia, alimentò le tensioni tra le due comunità. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna assunse il mandato sulla Palestina, ma il conflitto tra ebrei e arabi continuò a intensificarsi. Gli scontri violenti tra le due comunità culminarono negli anni ’30 e ’40, con l’ennesima manifestazione della violenza.

Nel 1947, le Nazioni Unite proposero un piano di partizione della Palestina, creando uno Stato ebraico e uno Stato arabo, ma la proposta venne rifiutata dai paesi arabi e dai leader palestinesi. Nonostante ciò, il 14 maggio 1948, David Ben-Gurion proclamò la nascita dello Stato di Israele. Questo evento portò alla prima guerra arabo-israeliana, che coinvolse Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq, e si concluse con la vittoria di Israele, ma non c’è da dimenticare che circa 700.000 arabi palestinesi furono costretti a fuggire o furono espulsi dalle loro case, creando una crisi di rifugiati che persiste ancora oggi.

L’armistizio del 1949 fissò le linee di demarcazione, ma non risolse il conflitto. La Cisgiordania e Gerusalemme Est furono annessi dalla Giordania, mentre Gaza divenne sotto il controllo egiziano. Israele, invece, mantenne il controllo della maggior parte della Palestina storica.

Nei decenni successivi, il conflitto israeliano-palestinese ha visto diverse guerre, tra cui la Guerra dei Sei Giorni del 1967, in cui Israele sconfisse rapidamente le forze arabe e occupò la Cisgiordania, Gaza, il Golan siriano e il Sinai egiziano. In questo periodo, Israele avviò un lungo processo di occupazione dei territori palestinesi, che continua ancora oggi. I rifugiati palestinesi si sono trovati intrappolati in campi di rifugiati in Giordania, Libano, Siria e in altre nazioni arabe, mentre la loro speranza di tornare nelle loro terre natali è rimasta un sogno irrealizzabile.

Il movimento di liberazione palestinese, che inizialmente si era organizzato sotto la guida di gruppi come l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e Yasser Arafat, ha cercato di ottenere la creazione di uno Stato palestinese. Tuttavia, la divisione interna tra i diversi gruppi palestinesi, come Fatah e Hamas, ha impedito una soluzione definitiva e condivisa. Il movimento di resistenza palestinese ha anche adottato il terrorismo come mezzo di lotta, suscitando una reazione altrettanto violenta da parte di Israele.

Sara Grignani, classe 4 ALS

 

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