Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

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ELON MUSK e l’UNIONE EUROPEA

AUTORI
Sara Grignani 4ALS
Ultima modifica: 2 anni fa

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Da alcuni mesi sentiamo parlare sempre di più di Elon Musk, basta passare davanti ad un televisore sintonizzato su un Tg per sentire il suo nome. Ma noi ragazzi sappiamo chi è e perché potrebbe essere pericoloso per l’Unione Europea?
Elon Musk nasce nel 1971 a Pretoria, in Sud Africa, dove vive fino ai 17 anni insieme ai genitori (un ingegnere e una modella e dietologa di origini canadesi) che, dopo pochi anni dalla nascita dei figli, si separano.
Da bambino evidenzia presto la sua passione per la tecnologia e impara a programmare da autodidatta, tanto che a soli 12 anni crea un videogioco, “Blastars”, che vende per comprare computer più moderni su cui applicarsi.
Si trasferisce negli Stati Uniti per studiare a Philadelphia, dove frequenta la Pennsylvania University e prende due lauree in Fisica ed Economia all’età di 26 anni. Il suo desiderio è quello di lavorare nell’ambito dello sviluppo tecnologico e fonda, insieme al fratello, la sua prima azienda, Zip2, che in un primo momento attraversa difficoltà economiche, ma di lì a quattro anni rende i fratelli Musk multi-milionari.

Successivamente fonda “X.com”, una banca online, che tutti noi oggi conosciamo come Paypal; qualche anno dopo, nel 2004 entra a far parte di Tesla Motors, di cui è ancora oggi amministratore delegato.
Intanto, nel 2002, Elon costituisce SpaceX, un’azienda aerospaziale che punta a sviluppare un’architettura per il trasporto interplanetario. L’azienda nel corso degli anni realizza diversi modelli di lanciatori come il Falcon 1, il Falcon 9 e il Falcon Heavy oltre alle capsule riutilizzabili, Dragon e Dragon 2. Nel 2010 la capsula Dragon è il primo veicolo spaziale, prodotto da un’azienda privata, ad essere portato in orbita e poi nuovamente a terra, mentre nel 2012 diventa la prima a consegnare un carico presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La NASA stringe con SpaceX un accordo per il progetto “Commercial Resupply Services” necessario per il rifornimento della ISS; inoltre l’azienda di Musk viene coinvolta nel progetto Artemis 2 che riporterà l’uomo ad orbitare intorno alla Luna.

Nel 2022 Elon acquista anche Twitter e, per risanare i conti dell’azienda, ne riduce notevolmente il personale.
Ma focalizziamoci sugli avvenimenti più recenti. Secondo tutti i quotidiani Musk è il “grande vincitore” delle elezioni negli Stati Uniti durante le quali si è distinto per il sostegno dato a Trump e per aver usato X come “cassa di risonanza” a favore del candidato repubblicano. Come ha scritto il Washington Post “nessun miliardario americano ha giocato con la politica” come il fondatore di Tesla: il coinvolgimento, a suon di mega finanziamenti, di miliardari nelle campagna elettorali non è certo una novità negli Usa, ma Musk è andato ben oltre rispetto alle passate mobilitazioni in favore di un candidato.

Da parte sua, durante la campagna elettorale,Trump non ha nascosto che in caso di vittoria avrebbe affidato a Musk un ruolo importante nell’amministrazione: lo avrebbe incaricato di verificare e controllare le spese del governo federale.

E sta mantenendo fede alle promesse: Musk guiderà il Dipartimento per l’efficienza del governo, il cosiddetto “DOGE” (Department of Government Efficiency) e collaborerà con l’Office of Management and Budget per realizzare una riforma strutturale su larga scala e creare un approccio imprenditoriale al governo mai visto prima. Lo scopo è smantellare la burocrazia, tagliare regolamenti e spese, ristrutturare le agenzie federali: azioni necessarie per il famoso “Make America Great Again”, ovvero MAGA, l’acronimo che sintetizza la politica trumpiana e che è stato stampato su milioni di cappellini rossi distribuiti in campagna elettorale.

I due leader, uno della politica l’altro della tecnologia, condividono un programma ultraliberista: tasse e imposte basse; capitali liberi di muoversi senza vincoli, senza limiti di legge e autorità di controllo; programmi di protezione sociale (welfare, sovvenzioni, sussidi) ridotti ai minimi termini; monete libere di muoversi in un mondo libero e senza frontiere del capitalismo privato.
Elon Musk però non si limita ad operare nel territorio americano, nei suoi progetti politici rientra anche un coinvolgimento dell’Europa: ha infatti lanciato il Movimento Mega, con lo slogan “Make Europe Great Again”. “Gente d’Europa: unitevi al movimento Mega”, ha scritto in un post sulla sua piattaforma. La frase era stata usata anche dal premier ungherese Viktor Orban l’anno scorso, quando aveva la presidenza di turno dell’Unione europea, ma alla luce del ritorno alla Casa Bianca del tycoon ha tutto un altro peso. D’altra parte sono mesi che Musk lancia provocazioni e cerca di destabilizzare la politica europea: dal sostegno al partito estremista Afd – la cui leader Alice Weidel è stata anche invitata all’insediamento di Trump a Washington – definito la “miglior speranza per la Germania”, alle dure accuse al premier britannico Keir Starmer bollato come un “essere spregevole” fino alla proposta di rinominare la Manica “Canale George Washington”, sulla falsariga dell’idea del suo boss di ribattezzare il Golfo del Messico “Golfo d’America”.

Per non parlare dell’indignazione sollevata dal presunto saluto nazista all’insediamento del presidente, che Musk ha negato di aver fatto, o dell’invito alla Germania a liberarsi dal suo senso di colpa e andare “oltre il suo passato”.

Le sue incursioni hanno irritato non pochi leader politici in Europa tanto che l’Ue ha reagito intensificando le indagini sugli algoritmi di X. La Commissione europea ha, infatti, richiesto alla piattaforma di fornire una serie di documenti relativi ai “sistemi di proposte” ovvero quelli che suggeriscono agli utenti cosa leggere o seguire. Il proprietario della piattaforma ha risposto di essere un paladino della libertà di parola e ha accusato Bruxelles di censura.

L’Unione europea, come dimostrato dai Rapporti di Mario Draghi sulla perdita di competitività e sul declino europeo e quello di Enrico Letta sul completamento del Mercato unico, deve scontrarsi con la consapevolezza di essere molto frammentata e decisamente indebolita dalla sovranità politica nazionale che gli Stati membri pretendono di conservare.
Senza un’unità ideologica e una collaborazione federale, l’Europa riuscirà ad affrontare le minacce finanziare e mediatiche lanciate dagli USA e a rafforzarsi?

Sara Grignani 4ALS

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