
Quando si parla di industria cosmetica, spesso si fa subito riferimento al make-up. In realtà, è un errore comune. Tutti noi, ogni singolo giorno, utilizziamo almeno un prodotto proveniente da questa vasta e affascinante industria. Pensiamo al dentifricio, allo shampoo, alle creme, ai profumi… la cosmetica è molto più presente nella nostra vita di quanto immaginiamo.
Cosa comprende davvero il mondo della cosmetica?
L’industria cosmetica non si limita solo al trucco. Include tutto ciò che riguarda la cura del viso, del corpo, dei capelli, l’igiene personale e, naturalmente, il make-up e i profumi. Un settore vasto e affascinante, ma che ha anche un rovescio della medaglia: il suo impatto ambientale.
Ed è proprio su questo che vorrei portare l’attenzione. Perché se è vero che questi prodotti migliorano il nostro benessere e la nostra immagine, è altrettanto vero che nascondono un’impronta ambientale significativa.
Non solo packaging: la vera impronta del beauty
Quando si parla di inquinamento nel mondo beauty, si punta spesso il dito contro il packaging. Ma c’è molto di più. Ogni fase della vita di un prodotto cosmetico ha un impatto: dalla produzione all’estrazione delle materie prime, dal trasporto fino all’uso vero e proprio.
Alcuni dati:
L’industria cosmetica è responsabile dello 0,5-1,5% delle emissioni globali di CO2.. Di queste, circa:
• 10% proviene dall’estrazione delle materie prime,
• 20% dal packaging,
• 10% dal trasporto,
• 40% dall’uso stesso del prodotto.
Ecco perché, quando scegliamo un prodotto, non dovremmo limitarci a valutarne solo l’estetica del flacone, ma considerarne il beauty footprint – ovvero il suo ciclo di vita e quanto ha impattato sull’ambiente.
Pensiamoci: quando applichiamo una crema sul viso e poi ci laviamo le mani, quei residui finiscono nelle acque reflue… e quindi, nell’ambiente.
Come possiamo ridurre il nostro beauty footprint?
Leggere l’INCI: conoscere gli ingredienti è fondamentale. Preferire prodotti locali (a km 0).Scegliere packaging semplici: meno spazio, meno trasporto, meno emissioni. Acquistare prodotti refill: sempre più brand per make-up, skincare e profumeria offrono questa opzione sostenibile.
Optare per cosmetici senza risciacquo, come shampoo a secco, per ridurre il consumo d’acqua.
Non dimentichiamo che l’impronta idrica del settore è enorme: si parla di 120 miliardi di litri d’acqua all’anno usati per la produzione e il lavaggio degli impianti.
L’altro lato dei profumi: lo sfruttamento delle risorse naturali
Profumi e oli essenziali ci regalano esperienze sensoriali intense, ma spesso dietro si nasconde un utilizzo massiccio di materie prime. Ad esempio: per ottenere una sola goccia di olio di rosa servono circa 60 petali. Questo solleva interrogativi importanti sulla sostenibilità delle risorse impiegate.
Il fascino della texture… e il prezzo energetico che non vediamo
La texture perfetta è l’ossessione di molti consumatori. Ma per ottenerla, le industrie cosmetiche impiegano processi ad alta intensità energetica, come l’emulsificazione a caldo. Questo metodo, usato per mescolare le fasi oleosa e acquosa dei prodotti, richiede grandi quantità di calore e quindi energia.
In alternativa esistono tecnologie più sostenibili: l’emulsione a freddo, ad esempio, può ridurre il consumo energetico fino all’82% per l’emulsione olio in acqua, e fino all’86% per l’emulsione acqua in olio.
Microplastiche nei cosmetici: cosa sono e perché ci riguardano
E ora veniamo a un tema cruciale: le microplastiche. Prima di capire come ridurre il loro impatto, è importante sapere di cosa si tratta.
Le microplastiche sono particelle di plastica inferiori ai 5 millimetri, spesso invisibili a occhio nudo, ma estremamente presenti nei nostri prodotti beauty. Sono utilizzate per migliorare la texture, la resistenza o la brillantezza dei cosmetici, e si trovano non solo negli scrub esfolianti, ma anche in fondotinta, mascara, rossetti e persino nei dentifrici.
Dove si nascondono le microplastiche?
Se leggi le etichette (INCI) dei tuoi prodotti cosmetici, potresti imbatterti in questi ingredienti:
• Polyethylene (PE)
• Polypropylene (PP)
• Nylon-12
• Polymethyl methacrylate (PMMA)
• Polystyrene (PS)
Queste sono tutte forme di plastica. E il problema è che, una volta lavate via dalla nostra pelle o dai nostri capelli, finiscono nei sistemi fognari e, infine, nei mari e negli oceani.
L’impatto ambientale
Le microplastiche non si degradano, ma si accumulano. Vengono ingerite da pesci, molluschi e altri organismi marini. A lungo andare, entrano nella catena alimentare… e quindi, potenzialmente, anche nei nostri piatti.
Uno studio ha stimato che un solo scrub per il viso può contenere fino a 360.000 microsfere di plastica. Incredibile, vero?
La situazione normativa
Per fortuna, qualcosa si sta muovendo:
• L’Unione Europea, attraverso il regolamento REACH, ha avviato un divieto progressivo delle microplastiche aggiunte intenzionalmente nei cosmetici.
• Alcuni paesi, come il Regno Unito e gli Stati Uniti, hanno già vietato le microplastiche nei prodotti da risciacquo (come scrub e detergenti viso).
• Sempre più aziende si stanno adeguando, eliminando la plastica dai propri prodotti.
Le alternative sostenibili
Oggi esistono diverse soluzioni per chi vuole continuare ad amare la propria skincare routine senza danneggiare l’ambiente:
• Scrub naturali con granuli di nocciolo di albicocca, sale marino, zucchero, bicarbonato o caffè.
• Microsfere a base di cellulosa, amido di mais, cera di jojoba o minerali naturali come la perlite.
• Prodotti certificati plastic-free, segnalati da enti come Plastic Soup Foundation o da etichette green.
Cosa possiamo fare, nel concreto?
• Leggere sempre l’INCI: se vedi ingredienti plastici, meglio evitare.
• Scegliere brand trasparenti che dichiarano esplicitamente l’assenza di microplastiche.
• Preferire cosmetici solidi, come shampoo e detergenti in barretta, che spesso contengono meno additivi.
• Diffondere consapevolezza: parlarne è il primo passo per cambiare.
Il mondo della bellezza può (e deve) diventare più responsabile. Ognuno di noi può fare scelte più consapevoli, informarsi, leggere le etichette e premiare i brand che mettono al centro la sostenibilità.
Perché la bellezza non dovrebbe lasciare tracce… almeno, non nell’ambiente.
fonti: Cosmopolitan, Cosmoderma, Kosmeticanews, Quantis, WWF, l’Oreal
Giorgia Sehitaj 5BC
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

