
Nel corso del mese di novembre la nostra scuola ha ospitato un ciclo di incontri con il Tenente Adriano Ravera dell’Arma dei Carabinieri di Pavia, organizzato in ottemperanza alla Legge n. 70 del 2024 e inserito nei percorsi formativi dedicati alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. L’iniziativa, rivolta alle classi prime dell’istituto, ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti e promuovere una cultura scolastica fondata sull’empatia, sull’inclusione e sul rispetto reciproco.
Il Ten. Ravera ha fornito la definizione letterale di bullismo, chiarendo subito quali siano le caratteristiche fondamentali per riconoscerlo. Un episodio può essere definito “di bullismo” solo se sono presenti tre elementi: intenzionalità, persistenza, asimmetria di potere.
L’intenzionalità indica la volontà deliberata di provocare un danno psicologico, fisico o sociale alla vittima, con lo scopo di umiliarla, intimidirla o isolarla. Il bullo sfrutta la propria posizione di forza per esercitare dominio e infliggere sofferenza, con comportamenti che possono essere verbali, fisici o online.
La persistenza riguarda la ripetizione nel tempo di atti dannosi. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un ciclo continuo di molestie o violenze che, se non interrotto, può provocare gravi conseguenze psicologiche come ansia, depressione e perdita di autostima.
L’asimmetria di potere si verifica quando il bullo utilizza una superiorità fisica, psicologica o sociale per sottomettere la vittima. Questa disparità rende estremamente difficile difendersi per chi subisce, alimentando un meccanismo di sopraffazione che può essere lungo e doloroso. Il Tenente ha ricordato che gli episodi di bullismo avvengono soprattutto in luoghi come palestre, scuole, fermate del treno o del bus.
Un aspetto enfatizzato dal Tenente Ravera riguarda la dinamica di gruppo: il bullo cerca costantemente l’approvazione dei propri “gregari”, che spesso incoraggiano o rinforzano il suo comportamento. La vittima, al contrario, vive solitamente una condizione di isolamento. A questo si aggiunge l’influenza della “comunità silente”: i testimoni che, invece di chiamare aiuto, filmano le aggressioni e le pubblicano sui social, contribuendo ad amplificare ulteriormente il danno.
Il Tenente ha poi affrontato il tema del cyberbullismo, definendolo una forma di bullismo verbale e psicologico che avviene online. Pressione, aggressione, molestia, ricatto, denigrazione, diffamazione, furto d’identità: sono solo alcune delle modalità con cui il cyberbullo può colpire. Ravera ha evidenziato analogie e differenze tra bullismo e cyberbullismo, spiegando come quest’ultimo, grazie alla velocità e alla viralità dei contenuti digitali, possa avere effetti ancora più devastanti sulla vittima. Ha inoltre elencato i reati previsti dalla legge in questi ambiti, sottolineando l’importanza della consapevolezza e della responsabilità digitale.
In conclusione il carabiniere ha lasciato spazio alle domande degli studenti; poi ha invitato tutti ad agire per contrastare i bulli e a cercare l’aiuto di genitori e insegnanti.
Il ciclo di lezioni si è chiuso con una riflessione che facciamo nostra: non bisogna smettere di parlare di bullismo se vogliamo davvero arginarlo e contrastarlo. Solo attraverso informazione, dialogo e partecipazione attiva possiamo costruire una scuola più sicura, rispettosa e attenta al benessere di tutti.
La redazione del Giunto
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

