Cari lettori, care lettrici
InformiAMOci By SaraG vi propone una nuovissima serie di articoli per approfondire l’economia globale, europea e italiana insieme a un esperto del settore!!!
Siamo qui con Stefano Chiesa, giovane laureato in economia, per rispondere alle domande che proprio voi gli avete posto rispondendo al modulo che vi ho condiviso le scorse settimane… siete curiosi?
“Ma io di economia non ci capisco nulla”: da dove si comincia?
I protagonisti del primo episodio siamo proprio noi, ragazzi delle nuove generazioni che si approcciano per la prima volta all’economia, che con passi incerti ascoltano discorsi che sembrano complicati, pieni di parole tecniche e numeri che scorrono veloci nei telegiornali. Inflazione, PIL, spread, debito pubblico: termini che sentiamo ogni giorno, ma che spesso restano sospesi, lontani dalla nostra quotidianità.
Eppure l’economia non è qualcosa di distante. Non è solo materia da esperti o da addetti ai lavori. L’economia è la spesa che facciamo al supermercato, è il prezzo della benzina, è il costo dell’università, è la possibilità – o la difficoltà – di trovare lavoro dopo la laurea.
Per questo nasce questa serie: per fare chiarezza, per trasformare l’incertezza in consapevolezza, i dubbi in domande costruttive, e le risposte in strumenti concreti per orientarci nel mondo che stiamo costruendo. A guidarci in questo percorso sarà Stefano Chiesa, che con competenza ma soprattutto con un linguaggio semplice e diretto ci aiuterà a capire cosa sta succedendo e perché è importante parlarne oggi.

Proprio questa sensazione di smarrimento trova conferma nei numeri. Secondo un’indagine condotta a maggio 2025 da Skuola.net in collaborazione con ESCP Business School su un campione di 2500 giovani tra i 14 e i 29 anni, solo il 16% dei partecipanti si considera ben preparato in educazione finanziaria. Il 32% ammette di saperne poco o nulla, mentre il 35% si ritiene poco preparato. Numeri che parlano chiaro: oltre due giovani su tre non si sentono pronti ad affrontare temi economici che, però, incidono ogni giorno sulla loro vita.
E questa incertezza generale potrebbe essere risolta sui banchi di scuola? «Sarebbe fondamentale fornire una solida base di educazione economica già durante il percorso scolastico. Prima o poi tutti ci troviamo a fare i conti con la gestione del denaro, con il risparmio o con scelte finanziarie importanti, ed è necessario possedere alcune conoscenze di base che servono nella vita quotidiana. Sapere cos’è un tasso di interesse, ad esempio, oppure comprendere cosa comporta accendere un mutuo rispetto a vivere in affitto quando si decide di acquistare una casa, non è un dettaglio tecnico: è ciò che permette di prendere decisioni consapevoli. Senza queste competenze rischiamo di affidarci completamente a qualcun altro, che potrebbe non avere a cuore le nostre priorità o, nel peggiore dei casi, approfittare della nostra inesperienza. In teoria, quindi, la scuola rappresenterebbe il luogo ideale in cui acquisire questi strumenti. Tuttavia l’Italia continua a posizionarsi tra gli ultimi Paesi in Europa per livello di alfabetizzazione finanziaria. E allora, se il sistema non è ancora sufficiente a colmare questo divario, diventa fondamentale sviluppare curiosità, informarsi e formarsi anche in autonomia.»
La domanda, a quel punto, è sorta spontanea: se ascoltando i telegiornali o leggendo le notizie online ho la sensazione di non capire nulla, da dove posso iniziare per comprendere davvero l’economia?
«Spesso siamo alla ricerca del video perfetto o del contenuto che, in pochi minuti, ci dia la chiave di volta su tutto. Ma l’economia non funziona così: non basta seguire ogni puntata di un podcast o affidarsi a un singolo content creator per padroneggiare un tema così complesso.
L’approccio che consiglio è un altro: coltivare la curiosità. Non limitarti a leggere o ascoltare passivamente, ma fermati sulle parole che non conosci, cercale, approfondiscile, chiedi spiegazioni. Se incontri un concetto nuovo, prova a capirlo davvero. Magari non imparerai a prevedere l’andamento dei mercati, ma inizierai a leggere con maggiore consapevolezza ciò che accade intorno a te.
Per chi vuole partire da contenuti divulgativi accessibili, posso consigliare alcuni canali YouTube come MrRip o EconomiaItalia, che affrontano temi economici con un linguaggio semplice e adatto anche a chi è agli inizi.»
Le domande che i giovani pongono sono “Come faccio a diventare ricco?” e “Come posso spendere consapevolmente i miei risparmi?” «Quando si è giovani, molto spesso si è anche squattrinati, proprio per questo il primo consiglio non è quello di cercare l’azione miracolosa in cui investire, ma di investire su se stessi. La formazione, le competenze, le esperienze lavorative sono gli investimenti che, nel tempo, possono generare il ritorno più solido anche dal punto di vista economico. Se hai qualche risparmio, usalo per studiare, per specializzarti, per costruire un percorso che ti piaccia e che abbia anche una prospettiva di crescita. Il capitale umano, soprattutto all’inizio, vale più del capitale finanziario.
In generale, il consiglio che do a chi si chiede come diventare ricco è di diffidare da chi dà risposte semplici, chi consiglia di investire in questo o in quello; se fosse così facile fare soldi, saremmo tutti ricchi. L’unica risposta onesta, a mio avviso, è che non ci sono risposte semplici o strade facili e soprattutto, se anche dovesse esistere un segreto per la ricchezza, rimarrebbe tale; chi ne è a conoscenza non lo mette certo a disposizione di tutti.»
Chiesa ci ha spiegato come si attribuisce valore alla moneta. «La maggior parte delle monete oggi in circolazione sono monete “fiduciarie”: il loro valore non dipende da un bene materiale come l’oro, ma dal grado di fiducia che cittadini, imprese e mercati ripongono in esse. In altre parole, una moneta vale perché viene accettata negli scambi e riconosciuta come mezzo di pagamento. Ma come si costruisce questa fiducia? Nel caso dell’euro, ad esempio, siamo obbligati a utilizzarlo per i pagamenti all’interno dell’Eurozona e gli esercenti sono tenuti ad accettarlo. Questo obbligo legale rafforza il suo ruolo negli scambi quotidiani. Tuttavia la fiducia non si basa solo sulle regole: dipende anche dalla solidità economica e politica dell’area che emette quella moneta. Se l’Unione europea dovesse attraversare una fase di forte instabilità, la fiducia potrebbe diminuire. E quando cala la fiducia, diminuisce anche la domanda di quella valuta sui mercati internazionali. Allo stesso modo, se un Paese è percepito come instabile, gli investitori saranno meno propensi a investire lì: meno investimenti significano minore domanda della sua moneta. Al contrario, un’economia che cresce, attrae capitali e offre stabilità rafforzando la domanda della propria valuta, sostenendone il valore.»
Si chiude qui il primo capitolo del nostro viaggio nell’economia: un primo passo per trasformare dubbi e incertezze in strumenti di comprensione. Nei prossimi appuntamenti entreremo nel vivo, parlando con Stefano Chiesa di mercato europeo, politica economica italiana e delle grandi sfide che stanno ridisegnando il nostro presente.
Sara Grignani 5ALS
Giornale dell'I.T.I.S. "G. Cardano" - Pavia

